zoobabele

it's useful being top banana in the shock department

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21/01/2006

cercasi in affitto trilocale con giardino nella splendida cornice della ex stalingrado d'italia

 

in questo periodo di dubbi esistenziali e futuro indeterminato, una sola certezza mi guida: se letizia moratti diventa sindaco di milano mi trasferisco a sesto san giovanni.

postato da: mem a 23:28 | link | commenti (19) |

15/01/2006

no pain no gain
 
è tutta questione di allenamento. tornare dal parco con un triciclo sulla schiena, per esempio, è solo apparentemente complicato. basta afferrare con mano salda il mezzo appena sotto il manubrio, caricarselo sulle spalle con un unico gesto atletico e iniziare a camminare. certo, meglio se il tragitto è già stato sperimentato in condizioni climatiche diverse e con ogni tipo di terreno (fango, poltiglia nevosa, ghiaccio eccetera). se poi lo si vuole affrontare su un paio di tacchi del 10 – ancorché larghi – perché si è deciso di abbandonare il look jeans+dr.martens per passare a uno studiato mix di folk e punk (à la vivienne westwood, per intendersi), allora ci vuole un training di un certo impegno. ma si può fare, garantito.
anche portare in braccio una bambina di 14 chili, per dire. 14 chili sono 14 chili, per carità, ma il trucco è sempre quello: gradualità e perseveranza. si inizia da 3 chili e qualche etto e si continua, mese dopo mese, avendo l’accortezza di usare sempre lo stesso braccio – nel mio caso il sinistro – finché l’arto in questione non sarà dotato di bicipite marmoreo e naturalmente immune dagli accumuli di acido lattico. a quel punto ci si può anche dedicare ai virtuosismi: ballare con bambina in braccio, spalmare nutella sul pane con bambina in braccio, lavarsi i denti con bambina in braccio, finanche mettersi il rimmel con bambina in braccio (e senza neanche una sbavatura).
o trasportare un passeggino con annessa passeggera su e giù dalle scale della metropolitana. le prime volte pensi di morire. poi trovi i tuoi trucchi, impari a sfidare i tuoi limiti e ti lanci, per esempio esigendo che i passanti ti diano una mano.
o arrivare puntuali all’asilo nonostante una sessione di vasino dell’ultimo minuto. o consegnare in tempo un copione dopo una notte insonne. o pulire la casa in un’ora spaccata. o fare la spesa on line con una mano mentre con l’altra si collabora a un puzzle di winnie the pooh. e così via.
davvero, è tutta questione di allenamento. e se c’è un piacere, nell’allenamento, è quello di non sentire la fatica. e se non sei stanca (se non sei troppo stanca) ti resta il tempo di pensare, di ridere, di entusiasmarti, di incazzarti quando è il caso, di fregartene almeno un po’ degli sbattimenti che stai facendo.

[ieri] ne ho avuto la conferma.
ho visto un sacco di persone molto allenate.
allenate chi a crescere un bambino in una città inospitale, chi a litigare con i propri professori/padri/fidanzati, chi a cercare di conciliare lavoro precario e vita privata. eccetera.
e forse perché è un allenamento che viene da lontano - ereditato dalle mamme, dalle nonne e da prima ancora – non ho visto nessuna stanchezza, in nessuna di loro.
quindi sono contenta di esserci stata, e sono contenta di aver portato con me nina.
tuttavia, se fra trent’anni toccherà anche a lei andare a scarpinare (magari spingendo un passeggino) in difesa dei propri diritti – cosa che ovviamente spero non sia ma che non mi sento affatto di escludere - le ricorderò un concetto fondamentale.
e cioè che mai, per nessun motivo e in nessun caso, si va a una manifestazione con i tacchi del 10.

postato da: mem a 09:41 | link | commenti (10) |

11/01/2006

phases of traumatic stress reactions in a disaster
 
fase uno: il mondo fa schifo. non leggo un libro decente da mesi, al cinema ci sono gli stessi film che trovo al videonoleggio e sono tutti brutti, la musica vecchia mi ammorba, quella nuova mi disturba. il lavoro è noioso, le relazioni interpersonali sono destinate al fallimento, l’amore non esiste e se per caso esiste uccide. tra l’altro: sono un’inetta. non so più scrivere. non ho più idee. non ho più niente da dire. il cervello è andato e il corpo lo segue a ruota. sono al tracollo fisico. troppo magra. troppo grassa. magra ma con la pancetta. brufoli. rughe. brufoli e rughe. il sedere non ce la fa più a contrastare la forza di gravità. le tette reggono solo perché sono piccole. e sono piena, ma piena, di capelli bianchi. odio tutti. nessuno mi ama. chiudo il blog.
fase due: beh, chiudere. chiudere chiudere dispiace. il problema è che ormai qua bazzica troppa gente che mi conosce. tipo gente che sa che sono allergica ai crostacei, dove ho i tatuaggi e come mi chiamo. poi vengono qua, leggono, fanno ipotesi, si agitano. e allora mica posso scrivere proprio tutto. però manco posso non scrivere niente. ci vuole un’alternativa. una terza via. una mediazione tra privacy e memoir. chiudo il blog e ne apro un altro in incognito. 
fase tre: mi serve un nome nuovo. una cosa sobria ma suggestiva. un acronimo, magari. in francese. tipo “ceci n’est pas un blog”. cnepub. macché. solo “pas un blog”? pub. fa cagare. e tra l’altro a me la birra non è mai piaciuta. allora un nome. un nome che però non suoni scontato. eudora fletcher? psichiatrico. holly golightly? abusato. carmen miranda? dolores del rio? giovanna la pazza? lola la zozza? niente. non troverò mai più un nome come zoobabele.

a seguire, in rapida successione, fase quattro: epoché fenomenologica. fase cinque: romanticismo nostalgico. fase sei: un tocchetto al template di qua. fase sette: una bottarella al template di là. fase otto: rimetto i link. fase nove: post interlocutorio di due parole. fase dieci: ci ricasco.
 
perché alla fine è come per certe storie d’amore.
hai un bel dirti che se anche finiscono tiri avanti tranquilla.
ma non è vero un cazzo.

postato da: mem a 17:12 | link | commenti (5) |

08/01/2006

(...)

stavo dicendo?

postato da: mem a 00:17 | link | commenti (7) |