estetica femminista

ulteriore dimostrazione che
in spagna sì che il privato
è politico.
e mentre mi appresto ad andare a dormire e dalle finestre aperte ma che dico aperte spalancate la tiepida brezza d’inizio estate mi porta attenuati i rumori della via che comunque in fondo non sono neanche rumori ma sussurri presaghi di un lungo sonno ristoratore che mi farà svegliare domattina riposata fresca e con le rughe spianate grazie al fatto che per esempio non avrò sentito neanche un clacson o chessò una cazzo di tromba da stadio e per questo motivo anche nina avrà dormito bene e a lungo...
mentre mi appresto ad andare a dormire, dicevo, una sola cosa mi rimbalza nella testa: grazie [liverpool].
possedere un lanciafiamme
la festa di viale monza si presenta ogni sei mesi con l’inevitabilità dei grandi eventi funesti della natura, tipo terremoti o eruzioni vulcaniche. gli abitanti vengono avvisati con circa 36 ore di anticipo, quando è ormai troppo tardi per tentare l’evacuazione. affissioni stradali minacciano pene che vanno dalla gogna in piazzale loreto al rogo sottocasa per chi non rimuove l’auto entro le sei di domenica mattina, mentre gli ausiliari del traffico già dal sabato si aggirano per il quartiere indossando divise a metà tra il ku klux klan del tennessee e i mammuttones della barbagia, però in versione estiva.
poi arriva il giorno.
già dall’alba i più fortunati (ovvero coloro che abitano al primo piano, hanno tutte le finestre affacciate sul viale e vantano serramenti originali dei primi del novecento) possono godere del clangore metallico di bancarelle in fase di allestimento, dei motori dei camioncini, dell’ansito degli scivoli gonfiabili che vengono per l’appunto gonfiati, dell’eco di esclamazioni, richiami e talvolta bestemmie negli idiomi più vari. intorno alle sette chi ha l’udito più fino coglie distintamente lo sfrigolare delle prime frittelle tuffate nell’olio. per fortuna alle nove in punto, sincronizzati come nuotatrici olimpioniche, partono i flauti andini dei commercianti latinoamericani. e allora è tutto un rincorrersi di zufoli impegnati in cover sempre più bizantine (impossibile non ricordare la toccante versione di “the sound of silence” in voga quest’anno).
che sia per i pifferi o per l’aroma di fritto, gli abitanti del quartiere invadono la strada intorno alle dieci attratti come i topi di hamelin. i più frugano con metodo su ogni singolo banco, molti tirano sul prezzo per ore (ma solo con i cinesi che vengon_qui_a_rubarci_il_lavoro), alcuni restano ipnotizzati fino al tramonto dal girare inesorabile degli spiedi carichi di kebab.
l’apice della giornata, tuttavia, viene raggiunto nel primo pomeriggio, quando sul palco che blocca via rovereto si procede – con la benedizione dell’associazione commercianti e il sussidio generoso degli sponsor – all’elezione di miss viale monza, che potrà partecipare alle selezioni per miss milano, quindi di miss lombardia e infine ambire a conquistare il titolo di miss italia o alla peggio miss gambissime omsa. la manifestazione è allietata da un presentatore simpaticamente sovrappeso e da una matura ma scattante presentatrice il cui sorriso suggerisce abissi di depressione tenuta a bada a colpi di tavor, entrambi muniti di microfoni messi a punto dalla nasa per comunicare con forme di vita aliena senza spostarsi da washington, dc.
poi, repentina come è iniziata, la festa finisce.
i flauti andini tacciono, sul quartiere cala un silenzio innaturale e tu, che stai guardando insieme a nina un [film] pieno di pecore e maiali, ti vedi costretta a socchiudere la finestra, aprire gli scuri e sbirciare di sotto: nel giro di pochi secondi gli ambulanti sono scomparsi, gli acquirenti si sono volatilizzati, perfino le piscine di olio bollente sono svanite nel nulla.
allora richiudi la finestra con un persistente senso di rimpianto.
anche questa volta ti hanno fregato, i bastardi.
ti riaccomodi sul lettone vicino a nina.
con una mano le accarezzi la testa, con l’altra coccoli il lanciafiamme che tieni sotto il cuscino ripetendoti che si tratta di aspettare solo altri sei mesi.
(uno scarno reportage [qui])
sì, lo so, il template e tutto il resto
qualcuno pagherà per questo.
(perché sono una schifosa conservatrice. perché zoobabele mi piaceva com'era prima. perché ho passato la serata a tricottare codici che non capisco e a buttar via pecette inutili. perché la scomparsa di un blog nelle ore in cui sei allo zenith della sindrome premestruale può avere conseguenze irreparabili per chi ti sta intorno. perché sto scrivendo un post sul template. dico, sul template, roba che avrei giurato di non fare mai nella vita. cazzo. buonanotte.)
- what’s your job?
- ask my daughter...
(sketch #2)
tardo pomeriggio. nina è assisa sul lettone e ha appena assistito alla visione su piccolo schermo di un backstage ambientato nella repubblica dominicana, girato e montato da un'operatrice amica di zoobabele. tra le immagini anche alcuni intensi shot di nina medesima, cosa che l’ha mandata in estasi egotica. anche mem e quellochedisolitoguidasedutodavantidasolo erano presenti alla proiezione.
MEM
(a quelloche)
comunque appena ci avanzano un po’ di soldi, cioè mai...
QUELLOCHE
aspetta, non dirmelo: ti compri una telecamera.
MEM
sì, lo so, mi ripeto, però stavolta lo faccio davvero. poi mi scarico avid free e comincio a produrre servizi su nina a ripetizione.
QUELLOCHE
che vendiamo a nonni e zii.
MEM
naturalmente a cifre esorbitanti.
QUELLOCHE
(satanico)
mi piace.
MEM
senza contare che appena padroneggio un po’ il mezzo posso buttarmi sul mercato dei filmini di matrimonio. e probabilmente ci guadagno più che a fare il mio lavoro.
QUELLOCHE
però devi imparare a fare anche tutti quegli effettini...
MEM
guarda, faccio tutto quello che vogliono gli sposi. zoomate, fuorifuoco, sberluccichii, voltapagina. basta che paghino.
nina ha seguito il dialogo tra mem e quelloche con interesse. ma di tutte le parole nuove che ha sentito (i.e.: avid free, matrimonio, fuorifuoco eccetera), una sola le è rimasta impressa.
NINA
mamma, che cos’è telecamara?
MEM
come, topo?
NINA
ho detto telecamara. cos’è telecamara?
MEM
la telecamera... ecco, è come una specie di macchina fotografica, però invece delle foto fa i filmati. come quello che abbiamo appena visto.
NINA
con me?
MEM
sì, con te. oppure con quello che si vuole.
NINA
(soddisfatta)
ah.
qualche ora dopo, penombra, lettino. come ogni sera nina, pigiamata e attorniata di peluche, si succhia il pollice mentre mem le massaggia la pancia.
NINA
(succhiando)
ivorotlecamaramamma.
MEM
come?
NINA
(sempre succhiando)
ivorotlecamara.
MEM
non ho capito, cucciola. togli il dito.
NINA
(dopo aver estratto il pollice)
io voro una telecamara.
MEM
davvero? la voglio anch’io.
NINA
(perentoria)
io la voro verde.
MEM
va bene, affare fatto. prendiamo una telecamera verde.
NINA
no, io voro la telecamara di uinnipù.
MEM
(perplessa)
la telecamera di winnie pooh? perché?
NINA
(leggermente seccata per il fatto di dover sempre spiegare tutto)
ma mamma! pecché con la telecamara di uinnipù facciamo taaanti filmati di uinnipù! eh!
di fronte alla logica stringente dell’assunto ninesco mem non può fare altro che sorridere, annuire e strisciare fuori dalla camera.
nella scena successiva la troveremo in cucina a bere il caffé e ad arrovellarsi sulle vaste potenzialità commerciali di una minidv che produca autonomamente cartoni animati.
da lanciare sul mercato prima del prossimo natale.
altro che filmini di matrimonio.
mascalzone
mi fa: "esco a prendere le sigarette".
e se n'è andato per sempre.
- what’s your job?
- ask my daughter...
(sketch #1)
sera, penombra, lettino.
NINA
mamma, nomedì (ndt: lunedì) tu lavori?
MEM
no, amore, lunedì la mamma non lavora. e neanche martedì, e neanche mercoledì e giovedì e venerdì.
NINA
pecché no lavori?
MEM
perché adesso per un po’ la mamma non lavora.
NINA
ma pecché?
MEM
perché ho lavorato tanto e adesso mi riposo un po’. così posso accompagnarti all’asilo, venirti a prendere, andare al parco...
nina abbandona per un istante la suzione del pollice e sorride.
MEM
insomma, fare tante cose insieme. bello, no?
NINA
sì, bellissimone.
MEM
bene, adesso fai la nanna così domani...
NINA
(interrompendo MEM)
mamma?
MEM
cosa, topina?
NINA
(preoccupata)
ma però se no lavori chi fa i filmati?
MEM
li fa qualcun altro. ci sono tante persone che fanno lo stesso lavoro della mamma.
NINA
(rassicurata)
ah.
MEM
(fa per alzarsi)
buonanotte, topo.
NINA
mamma?
MEM
dimmi.
NINA
ma linda lavora?
MEM
(ridacchiando)
no che linda non lavora.
NINA
pecché?
MEM
perché i cani non lavorano.
nina ci pensa poco convinta. poi, dopo una suzione più intensa delle precedenti, sputa il pollice e sfodera il ghigno di chi sa di averti preso in castagna.
NINA
ma mamma! ma però i cani fanno i filmati dei cani! eh!
di fronte alla logica stringente dell’assunto ninesco mem non può fare altro che sorridere, annuire e strisciare fuori dalla camera.
nella scena successiva la troveremo a fissare con sospetto linda e fausto, squadernati a zampe all’aria nelle rispettive cucce, come potenziali concorrenti.
farewell to via mecenate
venerdì, 02:00 AM. la diretta è finita da un paio d’ore e il capannone dove ho passato tutte le notti da quasi tre mesi a questa parte sembra improvvisamente un luogo ameno. fuori dal mio container/sala montaggio impazza una festa improvvisata a base di pretzel, arachidi e alcolici di varia natura. nonostante le casse della regia audio macinino bpm io e alessandro abbiamo lasciato la porta aperta e mettiamo in fila immagini a caso (ché la giornata appena trascorsa va in qualche modo salvata ma tanto domani non va in onda niente). qualche container più in là roberto e matteo fanno la stessa cosa. tutti gli altri invece bevono, ballano, cercano di non sprecare l’ultima occasione per sedurre quello/a su cui si sono fissati. (perché alla fine, diciamolo: le produzioni sono come una lunga gita scolastica. sì, c’è questo fatto che ti fai un culo così e che ti pagano, ma sempre gita scolastica rimane. e l’ultima sera di gita è sempre la più divertente.)
di tanto in tanto noi unici_quattro_che_stanno_ancora_lavorando strisciamo fuori all’unisono, rubiamo manciate di pretzel e bicchieri di plastica pieni di gin tonic tiepido e torniamo alle nostre postazioni. alle cinque e mezza, mentre le macchine scrivono indelebilmente su due beta il montaggio più inutile che abbiamo mai fatto, guardinghi come coguari ci facciamo aprire il loft e diamo libero sfogo a una sessione fotografica. i più non capiranno, ma gli altri sappiano che ora esiste una foto di me con occhiali neri alla jackie o. che fumo sul divanetto in midollino di un sedicente giardino zen.
e poi è finita. quando esco dal capannone sono le sei passate. dentro gli ultimi superstiti smaltiscono alcol e salatini improvvisando una tornata di confessionali. al posto del microfono, una coppa avvolta nella stagnola. accendo la moto, parto, era una vita che non vedevo l’alba a milano. in fondo a via lomellina ci sono un sacco di montagne. in lontananza ma ci sono.
arrivo a casa e azzittisco le feste di linda e fausto a suon di biscotti senza neppure togliermi il casco. quindi mi spoglio, mi intrufolo nel lettone caldo di fabio e nina e mi lascio scivolare nella mia ultima giornata di sonno.
aridatece dan brown
vado a vedere la classifica delle vendite del mese su IBS e scopro che:
1a posizione
Memoria e identità. Conversazioni a cavallo dei millenni
Giovanni Paolo II, Rizzoli
3a posizione
Alzatevi, andiamo!
Giovanni Paolo II, Mondadori
5a posizione
Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, Islam
Pera Marcello; Benedetto XVI, Mondadori
8a posizione
Aprite i vostri cuori
Giovanni Paolo II, Armenia
10a posizione
Varcare la soglia della speranza
Giovanni Paolo II; Messori Vittorio, Mondadori
13a posizione
In cammino verso Gesù Cristo
Benedetto XVI, San Paolo Edizioni
16a posizione
Europa. I suoi fondamenti oggi e domani
Benedetto XVI, San Paolo Edizioni
19a posizione
Introduzione al cristianesimo. Lezioni sul simbolo apostolico
Benedetto XVI, Queriniana
22a posizione
Via crucis 2005
Benedetto XVI, Libreria Editrice Vaticana
23a posizione
La comunione nella Chiesa
Benedetto XVI, San Paolo Edizioni
Due papi nella TOP 25 per un totale di 10 titoli: mi sa che è il caso editoriale del secolo, altro che da vinci e l'opus dei.
Per fortuna in 21a posizione c'è Antonio Socci con "Mistero Medjugorje", Piemme Edizioni.
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