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tuttavia per la prima volta scrivo qualcosa da un luogo di lavoro. e sono soddisfazioni.
aggiornamento del 10/02/2005: non è vero. andare tutti i giorni nello stesso posto mi fa cagare. anche se mi pagano per fare un lavoro che, ancorché a sprazzi, mi diverte.
poi lo so che per i più è la norma. lo so che la maggior parte della gente si vede alle otto di sera, cena, fa due chiacchiere e poi crolla addormentata. e so anche che invece nel mio caso si tratta solo di qualche mese. però mi fa cagare lo stesso.
(tra l'altro, tanto per sgombrare il campo da possibili equivoci, rivendico fin d'ora il mio diritto a sputare nel piatto in cui mangio.)
già lo sapevo, ma tant’è
sveglia in ritardo. rossetto e tacchi. metropolitana. riunione fiume. puré e spinaci insipidi mangiati su una scrivania. caffé della macchinetta. riscrittura copione su un cazzo di apple che io li odio. mancato accordo economico con produttore. taxi perché è tardi. dentista. paura anestesia trapano eccetera. metropolitana.
8:27 PM, lo spartiacque.
varco il portone. salgo le scale. suono.
e all’improvviso è tutta una giostra di code impazzite, cani che saltano, nine che ululano “mammaaa, sei tonnata!”, fabi che estraggono dal freezer vaschetta di gelato preferito.
la qualità del tempo speso lontano da zoobabele è inversamente proporzionale alla qualità di quello speso con lo zoo medesimo.