it's useful being top banana in the shock department
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jack is back

un barattolo di semi di girasole tostati.
un pacchetto di camel lights.
svariate arance
niente gelato. domani sera per forza.
tre episodi, tre ore esatte.
siamo di nuovo nel gorgo.
è bellissimo.
in tempo reale
in questo preciso istante, mentre nina
* corre avanti e indietro per il corridoio tenendosi il dito indice davanti al naso e urlando "mamma, gàdda come corro! io sono un rinoceònte cappivello come chelli di robinudde!"
* scivola e si rialza al grido di "gàdda mamma, la gamba è sivolata e io è caduta com'un sacco di patate!"
* monta sulla schiena di fausto urlando "io sono matta com'una faina, mamma! fausto è il caballo della faina matta"
* imita alternativamente il seppénte kaa, la pimpa, la tighe sherkàn, l'orso balù, il caballo lachi, la caballa paloma, il signor ammàndo
* si incunea tra il muro e il calorifero dichiarando "chetto è'l mio naccondiglio pe' qando arriva i rinoceònti cappivelli!"
* cade pesantemente per terra e con aria soddisfatta sostiene di non essersi fatta male "pecché infatti io non ho pianco"
* bussa ripetutamente sullo stipite della porta chiedendo "to-toc, sono io, è pemmésso?"
* si dedica per svariati minuti a una danza sufi ripetendo "io sono una lepe che gira!"
* canta a squarciagola "cappuccetto rosso vèni vèni qua, che la tua nonnina t'appetta già!"
* si solleva la maglietta dicendo "io sono un animale nudo!"
* scappa inseguita da linda che la annusa "pe' sentire se io sono puzza di cacca, mamma!"
* eccetera eccetera
io ho capito una cosa: l'infanzia è un lungo viaggio di lsd.
solo, non so se sopravviveremo fino al down dell'adolescenza.
(per traduzioni e chiarimenti rivolgersi liberamente allo spazio commenti)
cifra tonda
progettando di festeggiare i trentamila accessi prossimi venturi con un sacrificio umano, ho indetto tra me e me una tornata di primarie. domani le varie parti scisse del mio io voteranno per i primi due candidati: la nuova condomina con il bassotto che piscia sulle scale e il tizio apecar-munito che vende frutta e verdura sottocasa leggendo libero. presidente di seggio linda, il cui senso civico l'ha spinta a offrirsi, in caso di vittoria della condomina, di giustiziarne il cane.

everyday, everyday, everyday seems to end this way
sbuco nel corridoio buio e striscio fino in cucina. alle mie spalle rumore di coda sulla teoria di billy_grigio_ardesia e sbuffi di polvere che si sollevano dai libri. fausto mi raggiunge in derapage uggiolando di felicità. per accentuare l’effetto entusiasmo ruota su se stesso come una menade.
aspetto che l’acqua bolla leggendo a ripetizione 100% arabica - fair trade - buono per chi lo produce, buono per chi lo consuma. fausto mi si è immobilizzato sui piedi e guarda dal sotto in su con occhi imploranti. (il fatto che non siano neppure le sei è indifferente per entrambi: se mi sveglio devo fare colazione. fausto anche.)
linda arriva quando sente il rumore cartaceo del sacchetto del pane, ingobbita dalla permanenza sulla poltroncina rossa in camera di nina e malmostosa di suo.
tre cucchiaini di caffè + acqua + pressione del filtro + tazza + zucchero + latte + mi siedo a tavola.
fermo immagine di qualche secondo: io assisa sullo sgabello arancione, fausto con fauci appoggiate su mia gamba dx, linda che mi fissa torva a sinistra.
azione: estrazione di una demi baguette ai cereali del giorno precedente.
fausto mi stimola ad accelerare con una serie di raccapriccianti colpetti di naso diaccio sotto il bicipite. la salivazione intanto supera la barriera del cotone e mi raggiunge la coscia. il fatto che linda continui a guardarmi senza sbattere le palpebre dimostra la sua tendenza al mesmerismo.
rompo il pane in tre parti uguali e le distribuisco. suddivido la mia in pezzettini che procedo a tuffare nel caffè e a ripescare con il cucchiaino. in sottofondo: grugniti di soddisfazione animale.
il rumore di accensione del bic e l’emissione di fumo segnano la fine dell’evento. linda si incammina immusonita lungo il corridoio verso la poltrona rossa. fausto fa la giravolta, la fa un’altra volta, fa la riverenza e torna nella cuccia. io finisco la prima sigaretta della giornata. ruoto sullo sgabello verso destra. mi alzo. scivolo su una pozza di bava canina. e infine vado a riscuotere l’ultima ora, ora e mezza di sonno.
ah, dimenticavo: chi indovina la citazione del titolo vince* l’ebbrezza di una prima colazione con linda e fausto.
*il recapito a domicilio dei due animali è a carico di zoobabele. sarà invece cura del/la vincitore/trice provvedere alla pipì delle otto.
volpi e barre
io sono pigra.
non ho mai attivato nessuno degli upgrade di splinder 3.0. se apro la finestra template mi smarrono al primo slash e la richiudo subito. se mi si sposta una cartella sul desktop mi irrito. sono una conservatrice dell'interfaccia. leggo sempre i soliti dieci blog, dodici se sono in buona.
ogni tanto però vengo colta da impeto innovativo. oggi per esempio ho installato mozilla e la mozblogbar, poi ho cliccato su controlla i feed e ho letto per un po'. dopo sono andata in cucina e ho ammollato due savoiardi a testa a linda e fausto.
per la mezz'ora successiva mi hanno guardato con venerazione.
e fino a domani la mia autostima è salva.
come as you are
xmas understatement
il 25 dicembre 2004 intorno all'ora di pranzo grisù la lunga, carica oltre ogni dire di cani, vettovaglie ed esseri umani, infila un parcheggio deserto e lì si arena. la serravalle si spalanca di fronte ai passeggeri, che non se la sentono di affrontarla a stomaco vuoto e vescica piena. dal veicolo scende zoobabele in formazione allargata (i soliti cinque + due intorno ai trenta, idolatrati da nina e pertanto membri onorari). mentre linda e fausto trascinano fabio per la piazzola all'inseguimento di vaghi odori autostradali, gli altri si introducono nell'autogrill ed ordinano il pranzo di natale: un paio di giri di camogli, lunotte, toast e panini al crudo irrorati da una nota soda d'oltroceano. a chiudere: tuc, caffè, camel e cuorenero (massa di cacao extra, 100% cacao 0% zuccheri e colesterolo, blend peperoncino rosso: ottimo, carissimo, rintracciabile solo in autogrill).
verso le tre del pomeriggio il portapacchi siluro montato sul tettuccio giganteggia sull'appennino. grisù arranca di tornante in tornante affrontando i maledetti trentadue chilometri che separano il livello del mare dagli
dopo un accenno di pennichella nina si è definitivamente trasformata nel mostro rognone, figura mitologica in grado di limare i nervi a un santo. io, incastrata tra il suo seggiolino e il primo membro onorario (che porta in grembo un bidet di tortelli di patate fatti a mano, gentilmente offerti dalla mamma della sua fidanzata), guardo fisso la linea della mezzeria invocando una flebo di xamamina. in prima linea l'altro membro onorario (la fidanzata suddetta) macina patatine san carlo accarezzando un peluche di volpe in scala 2:1 portato nottetempo da babbo natale e che per niente al mondo nina avrebbe lasciato a milano ("è robinudde, mamma!"). fabio guida canticchiando gli smiths, linda e fausto dormono nel bagagliaio incuranti di tutto.
poi arriviamo.
la casa - nota ai più come la casetta, porto sicuro di innumerevoli fughe dalla metropoli del nord – è come sempre ghiacciata, sferzata dalla pioggia e in balia di un cazzo di vento ululante. però è lei: in bilico tra la liguria e l'emilia, circondata dal nulla e frequentata da pecore, capre, cavalli ma soprattutto volpi ("chetto è il bòcco di robinudde, mamma? eh? è chetto?").
in sincronia perfetta con lo spegnimento del motore linda e fausto si svegliano baldanzosi come cinghiali, si mannarizzano e partono in perlustrazione di anfratti e cespugli. noi umani intanto sfondiamo di legna la stufa e mettiamo a palla i caloriferi.
la sera ci scaldiamo a suon di tortelli di patate quindi ci seppelliamo tutti sotto i piumini, uomini e cani.
visto da qui il 26, che deve ancora arrivare, sembra ancora un giorno come un altro.