it's useful being top banana in the shock department
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greetings
Please accept with no obligation, implied or implicit, our best wishes for an environmentally conscious, socially responsible, low stress, non-addictive, gender neutral, celebration of the winter solstice holiday, practiced within the most enjoyable traditions of the religious persuasion of your choice, or secular practices of your choice, with respect for the religious/secular persuasions and/or traditions of others, or their choice not to practice religious or secular traditions at all... and a fiscally successful, personally fulfilling, and medically uncomplicated recognition of the onset of the generally accepted calendar year 2005, but not without due respect for the calendars of choice of other cultures whose contributions to society have helped make your country great, not to imply that your country is necessarily greater than any other country, and without regard to the race, creed, color, age, physical ability, religious faith, choice of computer platform, or sexual preference of the wishee.
__________________________________________
By accepting this greeting, you are accepting these terms. This greeting is subject to clarification or withdrawal. It is freely transferable with no alteration to the original greeting. It implies no promise by the wisher to actually implement any of the wishes for her/himself or others, and is void where prohibited by law, and is revocable at the sole discretion of the wisher. This wish is warranted to perform as expected within the usual application of good tidings for a period of one year, or until the issuance of a subsequent holiday greeting, whichever comes first.
Notice: The above, which may, or may not be, a message, does not, and is not intended to be, a recommendation to have, or not to have, a happy, or any other kind, of holiday, or which one to have, or not to have. We are not, and will not be held liable for damages arising from people having, or attempting to have, or not having, or attempting to not have, a happy holiday.
chiamalo zeitgeist
ieri mattina intorno alle cinque e mezza, fuori dalla finestra della cucina. l’orologio digitale della gioielleria di fronte segna a ritmo alterno 05:28, 21/12, 3°. subito sotto un gruppo di persone, assiepate sul marciapiede ad aspettare l’autobus che nottetempo fa le veci della metropolitana. dal portone a fianco alla gioielleria entra ed esce un ragazzo: un sacco nero per mano, deposita spazzatura sul marciapiede a beneficio del camion dell’azienda municipale nettezza urbana. è ancora buio ma così, a occhio, nessuno degli astanti mi sembra occidentale.
torno a letto e tocco la fronte di nina: è ancora calda. lei russa tra me e fabio, intasata di catarro da micropolveri e diosacosa.
alle undici e un po’ la fermata cascina gobba della metropolitana è baciata da un sole degno di altri luoghi e occasioni ma io ho freddo lo stesso, perché nel frattempo la febbre è venuta anche a me. sulla bancarella di un ragazzo cingalese compro per cinque euro una sciarpa a righe in cui predomina il viola, in spregio alla superstizione televisiva. poi arriva la navetta che mi porta a fare un lavoro che non ho voglia di fare ma per il quale mi pagano.
come un cane di pavlov
ieri all’asilo di nina c’è stata la festa di natale.
fabio e io arriviamo trafelati: il cinema americano (oltre ad averci colonizzato l’inconscio e tutte quelle panzane lì) ci ha tatuato per sempre sulle retine l’immagine del ragazzino/a di turno che aspetta i genitori, cercandoli con gli occhi tra il pubblico della recita scolastica/partita di baseball/saggio di danza.
insomma, arriviamo trafelati ma in perfetto orario. abeti di cartoncino ritagliato appesi in giro, parecchi spotty (il cane spirito-guida della comunità bambinesca) appiccicati qua e là e una profusione di renne, perché va bene essere un asilo nido laico fin dallo statuto ma sulla santità di spotty e delle renne non si discute.
naturalmente ci siamo dimenticati la macchina fotografica. naturalmente tutti gli altri genitori hanno macchine fotografiche, handycam, minidv e tutto il resto. sospettiamo che qualcuno abbia cercato di portar dentro anche una o due steady ma sia stato dissuaso dalla mancanza di spazio.
nina è contentissima. ci porta in giro per l’asilo (che pure vediamo tutti i giorni due volte al giorno) tirandoci per mano, poi ogni tanto sparisce per ricomparire dopo un po' tra la selva di gambe adulte.
io non so com’è ma sento tipo un prurito tra naso e gola. sarà che fa un caldo tropico, mi dico.
poi ci sediamo per terra. mamme, papà, bimbi e maestre tutti mescolati. tante mamme preferiscono le sedie, forse perché hanno ancora il tailleur da ufficio, e sembrano a disagio, va’ a sapere. tanti papà restano in piedi a trafficare con la loro tecnologia da epoca della riproducibilità tecnica. io li guardo un po’ e non capisco. siete alla festa dei vostri bambini. loro sono tutti eccitati, stanno facendo una cosa anche per voi. e guardateli, no? magari non attraverso un obbiettivo, no? ma porca miseria! fabio mi fa la sua faccia da sopracciglio alzato e come marziani di un film di spielberg ci comunichiamo telepaticamente la seguente frase: abbiamo fatto bene a non portare
intanto nina ci si arrampica addosso, ci abbraccia, scalpita.
il prurito tra naso e gola è sempre lì che va e viene.
poi la maestra monica, che quando è in borghese gira col chiodo e ha una faccia simpatica e rotonda, bisbiglia “bimbi... cantiamo?” e non si sa come il bisbiglio arriva alle orecchie di tutti i cinquanta e passa indemoniati, che di punto in bianco cantano.
nina è davanti alle mie gambe incrociate. a stare seduta non ci pensa neanche. la vedo di profilo che si dondola da un piede all’altro e sulle note di jingle bells canta così:
comebello annà
sua slitta ‘nsieme te
in quettàmofea di feicità
suònao così e campane che
ci fa cantà encòro
buone fette e buonnatà
su buone fette il prurito tra naso e gola diventa intollerabile e mi ritrovo in lacrime. fabio mi passa un fazzoletto ciancicato ma ha poco da fare lo spiritoso perché anche lui è in bilico sul crinale della commozione.
nina continua, concentrata sulle parole della canzone mentre con le mani fa una piccola coreografia maldestra che – inutile negarlo - mi trafigge il miocardio:
tintintin tintintin
tintinate anco’
campanelle dea slitta
è a notte di nata-à
tintintin tintintin
tintinate anco’
campanelle dea slitta
è a notte di natà!
nell’applauso finale ci spelliamo le mani e per un po’ restiamo lì accasciati al suolo a scambiarci rimmel sbavato (mio) e baci salivosi (di nina).
quindi arriva il panettone, un saccone di plastilina e di bottiglie di tempera come da letterina a babbo natale, i succhi di frutta e le palline di polistirolo: ogni bambino ha dipinto la sua, con tanto di nome scritto in oro dalla maestra, ed è la prima cosa che fanno con le loro mani e cazzo se sono orgogliosi.
io, per non sbagliare, scoppio in singhiozzi.
oggi, mentre era in cucina impegnata a svuotare un mobiletto, nina canticchiava tra sé e sè tintintin tintintin eccetera.
io intanto, prevedibile come un cane di pavlov, lacrimavo in silenzio.
un'altra faccenda di pelo
addobbi
natalizi.
una faccenda di pelo
preambolo I: nina ha sviluppato un’insana passione per due film che hanno momentaneamente scalzato la pimpa dai blockbuster di zoobabele. le pellicole in questione sono questa e quest’altra.
la prima scatena in lei raptus di identificazione polimorfa. il più delle volte è la lépe salétta (ndt: lepre saetta): “mamma, io sono lépe salétta, tu sei lépe mamma, papà è robinudde”. talvolta lei è sempre la lépe salétta e papà è sempre robinudde ma io sono ledi mariàn. altre volte, infine, papà è robinudde, lei è ledi mariàn e io sono – a scelta – o la lépe mamma o la gallina cocca o il serpente sirbisse, segno che freud aveva ragione.
del secondo film invece di base non le interessa niente, fatta eccezione per una scena: “vedi, mamma! balù balla con le pimmie!” (ndt: guarda, mamma! l’orso baloo balla con le scimmie).
preambolo II: nina ormai parla dodici ore al giorno ininterrotte e non disdegna l’opzione di farlo anche nel sonno. ma non è solo che parla. lei parla, chiacchiera, conciona, divulga, asserisce, ciarla, discute, disserta, conversa, argomenta e per finire arringa.
comunque.
tutto questo per riportare il seguente siparietto.
oggi pomeriggio.
nina trotta concentrata su un marciapiede di viale monza.
fabio la segue a distanza di sicurezza.
nina si blocca di colpo di fronte a una vetrina.
fabio la raggiunge.
nina osserva a lungo le pellicce esposte. medita, poi si illumina: “vedi, papà! cappotti di pimmie!”.
io non ero presente, ma sono ragionevolmente convinta che la fur free alliance abbia bisogno di una copy come lei.
un blog svogliato
vi preghiamo di rimanere in linea per non perdere la priorità acquisita.
lapse of memory


quando, come e perché zoobabele si è insediata
nella metropoli del nord?