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zooMbabele - due
samanà, pochi minuti fa
esco dall'ultima riunione organizzativa, passo al bar, trangugio un banana mama (cocktail analcolico buono per tutte le ore del giorno e della notte) e striscio fino in camera, dove nina dorme già da un po' e fabio legge in terrazza.
da domani i turni di montaggio del mio gruppo saranno, a scelta:
3 PM / 11 PM – 11 PM / 6 AM.

fumo l'ultima sigaretta accarezzando le mie scorte di guaranà e melatonina.
zooMbabele - uno
madrid, aeroporto, domenica 12 settembre
si rivela imprescindibile la macchina dei chupa chups. nina li chiama cucia cucia e ne mangia un numero difficile da calcolare. i tapis roulant suscitano altrettanto entusiasmo. le tre ore di scalo passano veloci. 
samanà, lunedì 13 settembre
la pimpa ai caraibi

samanà, lunedì 13 settembre
nina consola la pimpa, ancora sottosopra per il jet lag.
caribbean dispatch #2 - ora locale 00:24 AM
riassunto delle puntate precedenti.
dopo lo straziante distacco da linda e fausto, i tre quinti umani di zoobabele arrivano a malpensa una piovosa mattina di settembre. gli aerei per cuba non partono causa ivan e a mem già le prende un colpo. ciò nonostante vengono imbarcati, passeggino e pimpa compresi, e viaggiano per circa dodici ore. atterrano a santo domingo intorno alle otto di sera ora locale e nel giro di pochi minuti si rendono protagonisti loro malgrado di svariati tentativi di corruzione da parte delle forze dell'ordine dominicane: soldi in cambio di un paio di occhi chiusi alla dogana. fabio, cortese ma fermo, ringrazia per la disponibilità e sostiene di non avere problemi in tal senso. le forze dell'ordine a quel punto si vedono costrette a mettere mano alla prima valigia. tuttavia, forse scoraggiate dalla presenza di alcuni pacchi da 72 pampers taglia 7/18 chili o intimoriti da una tigre in peluche scala 1:1, sembrano esitare. è il momento dell'affondo. la frase "estamos aquì por trabajar à la pelicula" si rivela la chiave che apre tutte le porte: mem e fabio compilano al volo qualche modulo, cacciano i dollari per il visto, superano il controllo passaporti in un soffio e varcano le sliding doors dell’aeroporto a testa alta. nel frattempo nina dorme nel passeggino, ignara dell'atterraggio, del ritiro bagagli e di tutto il resto.
la posizione eretta della scatola cranica dura pochi secondi: il pur previsto tasso d'umidità sfiora la smodatezza.
il tragitto da santo domingo a samanà è avvolto nel buio e nel vapore acqueo. cinque ore di taxi turistico (un bedford giallo sei posti carico di otto persone e relativi bagagli) allietate da colpi di sonno, botte di caldo e raffiche di aria condizionata. e bachata a manetta. di tanto in tanto nina si sveglia, supplica "mamma, letto mio" e ricrolla addormentata. mem, per parte sua, è troppo stanca anche per sentirsi in colpa ma ci riesce lo stesso.
non si sa come zoobabele arriva nell'albergo che per due mesi sarà la sua casa. mem e fabio hanno giusto il tempo di percepire palme, mare, pale a soffitto che muovono l'aria. quindi collassano.
aspettando l'irruzione del reality i primi giorni passano all'insegna delle simulazioni. simulazione di ripresa. simulazione di diretta. simulazione di collegamento via satellite. simulazione di spostamenti, imbarchi e sbarchi. poi il reality viene scavalcato dalla realtà, che si presenta alle cento e passa persone intente a "trabajar à la pelicula" nelle sembianze di tale jeanne, origini capoverdiane, professione uragano. le cento e passa persone hanno modo di cagarsi addosso, più o meno metaforicamente, per una notte intera (meno nina, naturalmente, che una volta al sicuro nella sua camera dorme come una talpa in letargo). la pelicula dovrà aspettare un'altra settimana.
e siamo qui. non c'è più nessuno in albergo che non sappia come si forma un uragano, quale sia la differenza tra tempesta tropicale, tifone e tornado e come ci si debba comportare a seconda del grado di magnitudo (da 1 a 5, per la cronaca) dell'evento.
è tornato il sole ma la piscina è stata svuotata. un paio di moli di legno galleggiano al largo, diretti chissà dove, in compagnia di parecchie lamiere che fungevano da tetto delle case nei villaggi limitrofi.
l'uragano carl sembra aver cambiato strada. le cento e passa persone sarebbero comunque state al sicuro. tutti gli altri no.
in albergo si fanno collette per chi è rimasto senza casa. il medico della produzione va a visitare i bambini dei dintorni. oggi un cameraman giovane, di quelli coi tatuaggi e il pizzetto, è tornato da samanà carico di pannolini da neonato.
e siamo qui. la prima diretta è andata bene anche se non c'era niente da vedere. noi maestranze l'abbiamo guardata tutti chiusi in una sala montaggio. qualcuno rideva, i più erano perplessi.
caribbean dispatch #1 - ora locale 4:34 PM
la mattina dopo l'uragano nina, uscendo dalla porta della stanza che già chiama "casa nostra papà mamma", si è guardata intorno e ha sentenziato: "vento piano, bella idea".
nel giro di qualche giorno la frase è diventata il motto della trasmissione. andiamo progettando la stampa di un centinaio abbondante di magliette: vento piano davanti, bella idea dietro. chi fosse interessato all'articolo è pregato di segnalare la propria taglia nell'apposito spazio commenti.
the moment has come
il rumore delle cerniere lampo chiuse, poi aperte, poi richiuse e riaperte per aggiungere in valigia cose che mi sembrano indispensabili (per esempio: la matrioska di nina, la foto dei bimbi dell’asilo, l’ennesima crema protezione bassa/media/alta/totale).
la lavastoviglie che fa l’ultimo giro di biberon.
l’entusiasmo di nina che da giorni ripete “viaggio lungolùngo, posto bellobèllo, tàaanti pesci”.
la faccia di linda che ha capito che non viene.
ma soprattutto il mio panico e un range di paure che vanno dalla perdita del passaporto alla caduta dell’aereo passando per ivan.
vabbe’.
finché saremo via i caribbean dispatch continueranno.
voi statemi bene e fate come se foste a casa vostra.
caribbean dispatch #0.1
allora.
hai trasferito sul portatile tutti i divx della pimpa?
e la multipla quella buffa che a seconda di come la giri va bene nelle prese di tutto il mondo ce l'hai?
il cd con gli mp3 di tutti i cofanetti della trojan? mica puoi andare ai caraibi senza. che poi è come un australiano che si porta la pizza a napoli, però in fondo noi si va nella repubblica domenicana, mica in giamaica, e io se sento la bachata per più di cinque ore poi muoio, lo so che muoio.
però allora anche un po' di roba anticaraibica ci vuole: fai un cd con franz ferdinand libertines e tutte quelle robe fighette che a milano non ascolti mai, li mi sa che dopo un po' ci vogliono.
e le robe della banca? il certificato elettronico per la banca online è installato?
mario, oddio, mario, non ho chiesto a mario quella faccenda dell'inps.
gli aristogatti. ci sono.
anche galline in fuga.
i libri. mah, secondo me ne bastano due, tanto poi lì tutti si saranno portati dei libri e ce li scambiamo. me lo dai jt leroy se ti presto un saggio sulla psicoterapia di gruppo?
il mouse. che poi ho il portatile con quella specie di tavoletta che ci devi far passare sopra il dito e mi fa incazzare.
la tastiera? no, la tastiera no. però è più comoda. però no.
due pilot hi-tecpoint v5 extra fine. per forza.
e poi? e poi? ansia.
caribbean dispatch #0
poniamo che n sia il numero delle cose che io e mem riusciamo a fare in una giornata. lasciamo perdere qualsiasi paradosso zenoniano sull'infinitezza degli intervalli della linea reale (achille e la tartaruga, la freccia e roba del genere) e limitiamoci a ricordare che sottraendo il nostro n a un numero transfinito (tipo aleph con zero) otteniamo comunque un transfinito di irriducibile non-finitezza. e dato che le liste delle cose da fare sparse per tutta la casa costituiscono decisamente un classico esempio di insieme con cardinalità transfinita (e probabilmente non numerabile), non vi risulterà difficile immaginare il livello di delirio in cui annaspa al momento zoobabele. (per inciso: georg cantor, il tizio che ha inventato i numeri transfiniti (roba del tipo: esistono infiniti più grandi di altri eccetera), è morto in manicomio, il che temo non faccia ben sperare per le nostre sorti.)
comunque questa mattina sono stato a busto arsizio a prendere delle valigie enormi a casa di mia mamma, nel pomeriggio devo andare dal commercialista a capire delle faccende contabili/fiscali, poi a comprare un libro che mi devo assolutamente portare nella repubblica domenicana, poi dai vigili a farmi annullare delle multe che ci hanno dato quando grisù la lunga era stata rubata, poi a comprare una torcia elettrica e un lucchetto, poi dovevo andare a farmi visitare la mano da un superluminare (ve la ricordate la faccenda del morbo di dupuytren?) ma per fortuna è saltato l'appuntamento (momenti di grande soddisfazione prepartenza: quelli in cui si può spuntare una cosa dalla to-do-list senza nemmeno averla fatta, si ha l'impressione di semplificare il mondo con un tratto di penna senza che a questa riduzione dell'agendum debba nemmeno corrispondere un agito). eccetera eccetera. l'acquisto prepartenza più bello di tutti: un giubbotto salvagente per nina arancione a stelline gialle. ieri glielo abbiamo fatto vedere, le abbiamo spiegato che serviva per andare in barca e lei è impazzita di gioia, l'ha voluto mettere in casa e correva per il corrodoio inseguita da una linda particolarmente sbavante.
ancora
prima sono andata a guardare nina che dorme. fa caldo, ha i capelli appiccicati alla fronte e la nuca sudata. le ho appoggiato una mano sulla pancia e sono stata un po’ lì a guardarmi le dita, stese sul cotone bianco della sua maglietta, che si sollevavano e si abbassavano piano. l’ho fatto anche stanotte durante uno dei miei soliti giri acqua + nicotina + biscotto a fausto + occhiata al giornale. l’ho fatto stamattina presto, quando in casa ero l’unica sveglia e aspettavo che si riempisse la vasca da bagno. l’ho fatto oggi pomeriggio e l’unica differenza era che le dita erano posate sul blu di un vestitino senza maniche. è un gesto che ho fatto centinaia di volte da quando lei c’è.
da ieri ho capito fino in fondo che cosa vuol dire.
nina dorme, sogna, respira.
nina dorme. nina sogna. nina respira.
acca uri
l’idea iniziale era fare una grigliata.
il 25 agosto si torna a milano e si chiede a rodolfo – amico uruguaiano in grado di allestire stand, fare traslochi e ristrutturare case raccontando nel dettaglio la storia centroamericana degli ultimi cinquant’anni – se ci presta il suo capannone sperduto tra i pioppeti della lombardia meridionale. quindi si diramano inviti a tappeto: amici, amici di amici, portate chi volete purché bringing a bottle. nell’attesa delle risposte ai RSVP si affittano delle casse decenti. infine, sempre sotto l’attenta guida di rodolfo che è anche un professionista dell’asado, si procede all’acquisto del bene primario: la carne.
poi invece il 25 agosto si torna a milano e si fanno i conti con la dura realtà. tipo:
uno - siamo indietro con l’affitto
due - vanno pagati tre mesi di asilo di nina anticipati, che mica ci tengono il posto fino a dicembre solo perché ce ne andiamo nella repubblica dominicana.
tre - mi è arrivata una cartella esattoriale (cosa di cui non mi capacito: mi avete appena scritto che va tutto bene e che sono una contribuente modello e poi mi fate mandare le lettere minatorie dall’esatri spa? ma sono modi, questi?)
quattro - via dicendo
l’idea di riserva era fare una merenda.
il 25 agosto si torna a milano e si chiamano a raccolta in viale monza tutti gli amici muniti di prole. le casse diventano superflue perché a quel punto il livello di decibel è assicurato. si acquistano un paio di sacchi di farina e zucchero + la produzione mensile di latte e uova della prima fattoria che ci capita a tiro. quindi, mentre fabio gestisce la produzione di bava di linda e fausto, io - snikt - sfodero i miei artigli da pasticcera (tipo quelli di wolverine, però a forma di frusta per sbattere le uova) e mi do da fare.
poi invece il 25 agosto si torna a milano e si viene travolti da un turbine di imprese che vanno dalla simulazione dell’attività di una lavanderia cinese nella new york di fine ottocento alla rieducazione al guinzaglio dei cani e alle scarpe di nina. non si sa come, la merenda passa in secondo piano.
l’ultima idea era solo mia.
mi sveglio all’alba di lunedì 30 agosto, detto anche giorno x. mi procuro un biglietto, cosa di per sé impegnativa perché non c’è un’edicola aperta nel raggio di un chilometro e la macchinetta underground non funziona, e mi fiondo in metropolitana. emergo dalle viscere della città e affronto la zona di milano centro che più mi raccapriccia. raggiunta la mia meta seleziono con cura tutti gli elementi di un regalo che esigo massimamente voluttuario. mi risprofondo nel sottosuolo, torno in territorio zoobabele ed entro trafelata nella pasticceria siciliana dove ho intenzione di procurarmi una cassata mastodontica e trentasei candeline. rispondo a tutte le domande del pasticcere siciliano e consorte su nina (cliente abituale del banco gelati) cercando di nascondere il piedino che batte a terra con impazienza. finalmente chiedo della cassata.
che non c’è.
arriva domani.
forse dopodomani.
tra me e me urlo. poi sorrido, ringrazio ed esco con la consapevolezza che in tutto il quartiere non c’è una pasticceria aperta.
alle 12 e qualcosa di lunedì 30 agosto fabio ha spento una candela rosa fucsia alla tuberosa conficcata in una focaccia dolce trasportata in equilibrio instabile da una nina sovreccitata che cantava a squarciagola “acca uri papà”.
in ogni caso, mi sembrava contento.