it's useful being top banana in the shock department
oggi
giugno 2009
dicembre 2008
marzo 2007
settembre 2006
luglio 2006
giugno 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
novembre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
akille
caroline h.
chinaski77
comavigile
comida de mama
euston station
freddy nietzsche
kush
la pupa c'ha sonno
la vita istruzioni per l'uso
lulu on the bridge
macaia
marsilio black
microbloggiallo
miic
pulsatilla
rebecca barnes
rillo
robba
sai tenere un segreto
sasaki fujika
selvaggia lucarelli
severine
skunk
the petunias
underworld
vanity girl

se (esercizio di consecutio temporum)
* se stamattina alle otto dopo il caffè e la prima sigaretta mi fossi seduta direttamente al computer, qui ora comparirebbe un post sull’ultimo mese e mezzo passato lontano dalla metropoli del nord. ce l’avevo tutto in testa. era pieno di cavalli, onde, braccioli, cani che fanno gli smargiassi dalla terrazza, amici che arrivano in moto, focacce al formaggio e lepri. invece sono andata in bagno.
* se circa una decade fa il mensile giovanilista presso il quale facevo la schiavetta non fosse stato chiuso dall’editore, forse avrei finito per prendermi un accidenti di tesserino da pubblicista. e se alla fine fossi diventata giornalista professionista, ora mi toccherebbe chiamare colleghi individui con i quali non vorrei condividere neppure un viaggio in ascensore dal primo al secondo piano. invece sono finita a ingrossare le fila dei prestatori di opere di (scarso) ingegno, dei fornitori d’entertainment, delle maestranze della televisione commerciale. e pensare che per un po’ me ne sono vergognata.
insomma ero lì, con in mano lo spazzolino già spalmato di natural_white_advanced_whitening_toothpaste, intenta a controllare il grado di tenuta dell’abbronzatura, che articolavo narrazioni da blog e mi appiccicavo un post-it psichico con scritto stendere il bucato, quando mi è venuto in mente di accendere la radio. giusto sulla sigla che durante l’anno saluta le mie abluzioni mattutine (ma d’estate no perché radiopopolare in liguria non si sente): quella della rassegna stampa.
back
home.
jaws

reduce dall’acquario di Genova, stanotte nina ripeteva nel sonno “qalo mio, qalo mio” (ndt squalo mio, squalo mio). e la prima parola che ha detto al risveglio è stata “foche”.
nell’ecosistema di zoobabele un paio di vasche
quando torniamo a milano faccio un giro all’ikea.
how did it all start #2
(istantanee in ordine sparso della genesi di zoobabele)
23 giugno 2000, venerdì sera.
quando fabio passa a prendermi a casa ho ancora i capelli bagnati e sto dando ai gatti un quantitativo di pappa sufficiente per tutto il fine settimana. lo accolgo circonfusa di odore di pet treet riso_e_tonno, però mi sono messa la canottiera a righe bianche e rosse, quella che lascia vedere tutti i tatuaggi e mi fa sentire belloccia.
partiamo per pieve ligure come due fuggiaschi, a bordo di una tipo scassata rigorosamente priva di autoradio.
cantiamo tutto workers playtime, che io credevo di essere l’unica a sapere a memoria.
la serravalle al buio mi sembra bellissima.