it's useful being top banana in the shock department
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come contribuire all’appiattimento mentale del telespettatore e vivere felici (forse)
per esempio abbandonando gli ulivi di pieve alta e rientrando a milano lunedì da mane a sera per andare a firmare un contratto che per due mesi catapulterà i 3/5 di zoobabele - quelli umani - nella dominican republic.
rimorsi zero: la televisione è una vacca che va munta tutti i giorni. rimpianti men che meno: per la presenza di fabio e nina al mio fianco ho contrattato con la pervicacia di un mastino (ché non si vede per quale motivo se un capofamiglia può portarsi dietro moglie e figli non può fare altrettanto una convivente_more_uxorio_e_mamma_prestatrice_di_
opere_d’ingegno_a_cottimo).
detto questo… sarà forse la consapevolezza che il mio lavoro consisterà nello stare rinchiusa in una sala montaggio dalle sette di sera alle nove del mattino a darmi questa fastidiosa sensazione come di cappio al collo?
exodus
anche quest'anno la partenza per le vacanze di zoobabele ha assunto toni miracolistici.
in veste di patriarca fabio ha moltiplicato i volumi di grisù la lunga.
ha guidato il suo popolo umano e canino fuori da piazzale loreto verso la tangenziale promessa.
ha trasformato la benzina in gasolio.
ha dato da mangiare agli affamati in un autogrill preso d'assalto dalle cavallette dicendo semplicemente al barista tramortito "alzati e cammina".
il momento più alto comunque è stato quando ha separato le acque. sulla cisa.
l’eccezione è la regola
verso le tre di notte del 7 luglio 2004 un palazzo di viale monza si sveglia di soprassalto. sotto casa qualcuno sta urlando. sembra una rissa, le voci si sovrappongono, un ragazzo continua a gridare “no, no, no”. fabio si affaccia alla finestra della cucina. sono in tre contro uno, lo stanno massacrando di botte. dal palazzo di fianco c’è chi grida “basta”, chi “chiamate la polizia”. fabio va a prendere il telefono, io getto un’occhiata al marciapiede. c’è una macchina in doppia fila con le portiere spalancate, come mollata lì all’improvviso. il ragazzo è per terra a pancia in giù, gli altri tre gli stanno sopra e continuano a menarlo. sento gli universitari del piano di sopra uscire sul terrazzo, una voce femminile grida “smettetela”. al 113 ci mettono una vita a rispondere, poi dicono che hanno già ricevuto la segnalazione. i minuti passano, il ragazzo si lamenta, le botte continuano. finalmente da piazzale loreto arriva in silenzio una volante, il lampeggiante acceso, e si ferma dietro alla macchina in doppia fila. uno dei tre picchiatori si stacca dal gruppo e si dirige con passo sicuro verso i poliziotti.
per un attimo il cervello si rifiuta di registrare l’immagine del poliziotto in divisa che porge le manette al picchiatore. per un attimo chi guarda la scena ammutolisce. poi tutti quelli che hanno visto e capito ritrovano la voce.
il ragazzo viene ammanettato, rimesso in piedi e caricato sulla volante. uno dei poliziotti in borghese alza la faccia verso i privati cittadini appollaiati alle loro finestre. urla “siete gente di merda. ve li meritate, gli spacciatori sotto casa. vi meritate che ammazzino i vostri figli”. così, urla: “vi meritate che ammazzino i vostri figli”. risale sulla macchina in doppia fila insieme agli altri. la portiera sbatte, l’auto e la volante partono sgommando. nel senso opposto vediamo passare altre due volanti: rallentano appena, quindi proseguono la loro corsa.
la gente resta a guardare la strada vuota per un po’.
fabio e io fumiamo una sigaretta in silenzio. mi accorgo che mi tremano le mani. quando riusciamo ad addormentarci i lampioni sono già spenti.
stamattina apro il giornale e leggo di strumenti di autotutela. per tutto il giorno mi ronza in testa una parola sola: genova.
G.R.F.: some excerpts
uno
ci sono state mostrate delle cantine come fossero luoghi mrevigliosi. erano buie, umide e piene di botti, come è caratteristico delle cantine. infatti erano delle cantine. non so come ma non sono riuscita a entusiasmarmi neppure un po’. sarà che sono astemia.
due
a un certo punto, mi sembra tra la decima portata degli antipasti e la prima dei primi, ho portato nina a sgambettare nel porticato fuori dal ristorante. il cugino quattrenne di nina, povera anima, esausto di “mangia. perché non mangi? dai, mangia” materni, ci ha seguite e abbiamo improvvisato una serie di
la mamma del cugino quattrenne (esemplare dei famigliari acquisiti di cui dicevo un paio di post fa), non fidandosi della mia capacità di gestire due bambini che giocano ha mandato sua sorella a controllare con noncuranza la situazione. sospetto che la visione dei due centometristi che si rotolavano per terra ridendo le abbia sconvolto l’esistenza: non credo avesse mai contemplato l’ipotesi che ai bambini piace sporcarsi.
tre
mentre urlavo l’ennesimo “pronti? via!” un anziano avventore del rinomato ristorante gufo nero è uscito e, trascinando la sua gotta (che se non ha gli auguro) verso la macchina, ha borbottato qualcosa in un misto di piemontese e lombardo. non ho capito con precisione, ma il tono non lasciava dubbi sul suo disprezzo.
quattro
il boss della famiglia acquisita è indiscutibilmente la vecchietta ottantaduenne. secca, coi capelli azzurrini e un sorriso degno di bette davis nei film in cui è più cattiva. se ho ben capito si tratta della bisnonna del cugino_quattrenne_povera_anima. l’ho sentita con le mie orecchie vietare alla di lui madre di dargli da bere. era sudato e quando i bambini sono sudati non devono bere: gli fa male. la madre naturalmente ha obbedito.
cinque
ho scoperto che c’è chi censura le favole ai bambini per non traumatizzarli. il cugino quattrenne_povera_anima ha questa fortuna: per lui il lupo di cappuccetto rosso è un agnello e la strega di hansel e gretel una fatina buona.
che poi, insomma, mica c’è bisogno di aver letto propp…
cioè, mia nonna che ha fatto la terza media aveva comunque il buon senso per…
va be’, lasciamo perdere.
sei
FABIO
un giro per il paese? no, mi dispiace, dobbiamo proprio rientrare a milano.
MADRE DELLA MADRE DEL CUGINO QUATTRENNE_POVERA_ANIMA
be’ certo, capisco. del resto è sabato, avrete voglia di portare la bimba a fare un bel giro per magazzini…
FABIO
(pausa di valutazione del grado di ironia dell’affermazione. rinvenimento del grado zero di ironia. silenzio disorientato)
sette
alle ore 16:30 abbandoniamo finalmente il rinomato ristorante gufo nero.
nina crolla addormentata, sporca e felice come una pantegana.
fabio e io spargiamo fiele e ne godiamo.
postilla: la mamma di fabio mi è troppo simpatica. si vedeva lontano un miglio che le giravano i coglioni tanto quanto a me.
non temerò alcun male (cfr 26/06/2004)
seguiranno cronache dettagliate.