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mi sono tanto divertita: ho pianto tutto il tempo il primo film da grande che ho visto nella mia vita (dove per da grande si intende un film non a disegni animati e visto di sera) è stato my fair lady. all’epoca abitavo ancora a genova, per cui non dovevo avere più di sette anni. mi ci aveva portato la mamma, in una specie di cineforum di quelli che frequentava lei, e l’avvenimento mi aveva riempita di orgoglio. tra l’altro verso la fine eliza doolittle/audrey hepburn urlava a un cavallo “e muovi quel culo!”. e nonostante i miei dicessero tranquillamente un sacco di parolacce, sentir dire culo in un film che mi aveva portato a vedere la mamma mi aveva dato la certezza che ormai sì, non ero più una bambina. uscite dal cinema, camminando per mano sotto i portici di via XX settembre, la mamma e io avevamo cantato ossessivamente “la rana in spagna gracida in campagna” e io mi ero sentita felice come non mai. da lì in avanti ho la sensazione di essere andata al cinema in continuazione. mi ricordo perfettamente di star wars e di 2001, odissea nello spazio (la mamma era appassionata di fantascienza). e di tootsie, al termine del quale avevo ricevuto il primo bacio con lingua della mia vita. mi ricordo anche di bianca, sempre al termine del quale avevo mollato quello che circa un anno prima mi aveva dato il primo bacio con lingua della mia vita. poi mi ricordo la scomodità delle poltroncine dell’obraz cinestudio (saletta grande come un vagone della metropolitana all’interno della quale credo di aver passato tutte le mie serate di liceale_di_sinistra_che_se_la_tira_da_intellettuale, sorbendomi l’intera cinematografia russa anteriore al 1960 e roba simile) e il freddo che faceva al cinema mexico d’inverno. e le gran spanciate di pasolini e fassbinder al de amicis. e le valanghe di neorealismo/espressionismo/surrealismo al cinema lumière di bologna per ragioni damsiane, seguite a breve dalla fase cinema new hollywood anni settanta. ripensandoci a posteriori, deve essere stato proprio quest’ultimo filone a farmi scoprire il piacere per niente sottile di singhiozzare spudoratamente davanti a un film. alla fine di qualcuno volò sul nido del cuculo ero così conciata da buttar via che il mio accompagnatore (preda ambitissima dell’epoca) aveva slegato la bici, mi aveva mollato un bacetto imbarazzato sulla guancia e se n’era andato alla chetichella. si parla di più di dieci anni fa, ma posso affermare con certezza che dopo quella sera non l’ho mai più rivisto. tutto questo per dire che piangere al cinema mi piace un sacco. i film che in assoluto mi hanno dato più soddisfazione in questo senso (e continuano a darmene ogni volta che li rivedo) sono i seguenti: · questo, dal quindicesimo minuto di pellicola fino alla fine · questo, solo il finale ma di brutto · questo, quando schiatta nicole kidman (mica per lei, che mi è sempre stata sulle palle, ma per quel povero ragazzo di ewan mcgregor) · questo, quando muore la mamma · questo, quando la bambina fa finta di non riuscire a leggere · questo, quando lei corre sotto la pioggia cercando il gatto da ieri sera posso aggiungere alla lista anche in america di jim sheridan. vedetelo, se vi capita. a parte il fatto che vi spezzerà il cuore, è pure bello
invettiva conclusiva: per la categoria “film che vorrebbero farmi piangere e invece mi fanno incazzare” ci sono tutti quelli di lars von trier, che detesto come pochi altri registi al mondo.
no escape
eravamo sempre riusciti a evitarlo ma sapevamo che prima o poi doveva succedere.
il primo anno stavamo insieme da troppo poco. il secondo anno eravamo già in vacanza e se anche non lo fossimo stati io avevo il pancione e fabio aveva pronta una serie di alibi inattaccabili: il caldo, il viaggio, la macchina senza aria condizionata eccetera. il terzo anno eravamo già in vacanza e se anche non lo fossimo stati nina era piccola e fabio aveva pronta una serie di alibi inattaccabili: il caldo, il viaggio, la macchina senza aria condizionata eccetera.
ma il quarto anno… il quarto anno è ora e non ci sono più scuse che tengano:
a) siamo ancora a milano per motivi di cui, per scaramanzia, preferisco non dire
b) io non sono incinta e non credo di mettere in pista un concepimento nell’arco dei prossimi sette giorni
c) nina è cresciuta, svezzata e domata all’uso del seggiolino per auto
d) grisù la lunga è la prima macchina in nostro possesso che abbia l’aria condizionata
per questi e altri motivi non c’è via di scampo: sabato prossimo ci tocca il Grande Raduno Famigliare (da qui in avanti, per amor di sintesi, indicato con l’acronimo G.R.F.).
il G.R.F. si svolge ogni anno per festeggiare tre compleanni in una botta sola: quello del nipotino di fabio, quello dello zio di fabio, quello della bisnonna della moglie del fratello maggiore di fabio.
il G.R.F. ha luogo in una località di campagna a cavallo tra il piemonte e la lombardia la cui caratteristica precipua è quella di essere lontana per ogni partecipante al raduno e disagevole da raggiungere.
il G.R.F. avviene rigorosamente durante un weekend tra la fine di giugno e i primi di luglio, ovvero nel momento in cui banchi di automobili risalgono la corrente della milano-laghi per raggiungere case di villeggiatura o mete feriali.
il G.R.F. è funestato dalla presenza di parenti acquisiti supponenti e perbenisti (così mi dicono: non ho avuto ancora il piacere di conoscerli), il cui filoberlusconismo poggia su una solida base di integralismo cattolico.
il G.F.R. culmina con un pranzo luculliano in un ristorante che si vanta di unire in connubio i piatti più pesanti della cucina lombarda con le pietanze più indigeribili di quella piemontese.
posti di fronte all’ineluttabilità dell’evento, fabio e io stiamo stilando un elenco di argomenti di conversazione che dissuadano gli organizzatori del G.R.F. dall’invitarci ancora.
al primo posto della lista spicca la nostra convivenza more uxorio. seguono di stretta misura il fatto che nina non è stata battezzata e la presenza delle truppe italiane in iraq.
contiamo molto sul ballottaggio penati/colli: se la provincia dovesse passare al centrosinistra, sabato prossimo arriveremo in loco sgommando, con una bandiera rossa che garrisce al vento dal tetto di grisù e la ferma determinazione a lasciarci andare a dileggi parecchio pesanti (tipo cantare "l’internazionale" con i rutti).
detto questo, come sempre si accettano suggerimenti.
how did it all start #1
(istantanee in ordine sparso della genesi di zoobabele)

il bar ristorante “il malandrino” è una veranda smisurata che si affaccia sul molo dove attraccano il traghetto che arriva da napoli e gli aliscafi che vanno e vengono da milazzo. alle dieci passate di sera è pieno di gente con gli occhi fissi su un televisore a colori bizzarri dove quarantaquattro figurine (sarebbero ventidue ma ognuna si muove portandosi dietro il proprio ectoplasma) rincorrono una palla.
io sto mangiando la seconda granita di mandorle, alimento base della mia alimentazione sull’isola, fabio una pizza. ci siamo visti la prima volta tre o quattro mesi fa, non sono passate neppure un paio di settimane dal primo bacio che ci siamo dati.
quando trezeguet segna il golden gol tutta stromboli urla “nooo!”. bevo gli ultimi rimasugli di granita direttamente dal bicchiere di vetro spesso, poi ci alziamo e sgattaioliamo tra i tavoli.
linda non ha ancora un anno e ha atteso di essere under the volcano per avere il suo primo calore. ci aspetta nel giardino (enorme) della casa (minuscola) che abbiamo affittato per otto giorni. davanti al cancello c’è un cane nero: aria da ras dell’isola, fazzoletto rosso al collo, evidentemente innamorato. scodinzolano tutti e due.
outing
ci sono cose di cui nella vita è giusto vergognarsi. tipo se hai tredici anni e sei il fratello di alemanno e fai una festa di compleanno e lui sta da una parte con un gruppetto di amici brufolosi a cantare l'inno della x mas, non è che puoi non vergognarti. oppure, che so, se biscardi è tuo zio.
io - in uno dei miei rari momenti di autocoscienza - sono giunto alla conclusione che a 35 anni non ho (più o meno) nulla di cui vergognarmi. che se ci pensate è una cosa tristissima. da ragazzini si scrivevano quelle frasette sul diario tipo "meglio rimorsi che rimpianti" eccetera e poi divento grande e - magia magia - mi ritrovo senza nemmeno uno scheletro nell'armadio. una palla insopportabile. e allora ho provato a fare del mio meglio per trovarne qualcuno (di scheletro, dico). eccovi quindi le mie perversioni meno chic (o perlomeno quelle che mi sono venute in mente):
musica
* mi piacciono un casino (ma proprio tanto) "se io, se lei" di biagio antonacci. e - forse perché ho vissuto alcuni anni a busto arsizio - "rotta per casa di dio" degli 883
* possiedo (e ascolto regolarmente) la discografia completa di luca carboni
* a volte mi sorprendo a fare la air guitar subito dopo il passaggio di "thunder road" in cui si dice (vado a memoria) "then i got this guitar and i learnt how to make it talk"
cinema
* i college-movie. tutti. tempo fa ho sostenuto (senza ombra di ironia) che "100 ragazze" era uno dei film più belli che avessi visto negli ultimi anni (al che mem mi ha chiesto se quando l'ho visto avevo fumato e io ho dovuto ammettere che sì, in effeti sì)
* qualsiasi film in costume o comunque con una buona dose di duelli all'arma bianca
* qualsiasi film con le fossette. (il genere cinematografico *film con le fossette* comprende tutti film interpretati - o che a insindacabile giudizio dell'appassionato di film con le fossette avrebbero dovuto essere interpretati - dagli *attori con le fossette*. gli attori con le fossette sono naturalmente meg ryan e hugh grant.)
letteratura
* la saga di "ayla, la figlia della terra" di jean m. auel
* qualsiasi romanzo su re artù e i cavalieri della tavola rotonda
e voi?
june 19th, saturday: kissaversary
a seguire, alcuni modi per festeggiare il primo bacio che ci si è dati. indovinare qual è quello che è stato adottato dalla tenutaria del presente blog.
procedimento n°1
svegliarsi la mattina all’alba dopo due settimane ininterrotte di studio televisivo e sigillarsi in bagno. seminare sul fondo della vasca uno strato di sali profumati effervescenti rivitalizzanti comprati appositamente per l’occasione. nell’attesa che la vasca si riempia procedere a una doviziosa strigliata con guanto di crine. quindi immergersi e restare a mollo finché non ci si sente profumati effervescenti e rivitalizzati quanto basta. massaggiarsi a lungo i capelli con uno shampoo lucidante. sciacquarsi, uscire dalla vasca e avvolgersi in un accappatoio in morbida canapa pettinata. lavarsi i denti con un dentifricio omeopatico argilla e salvia. estrarre dall’armadietto optical bianco e rosa una salva di prodotti di bellezza viso+corpo e applicarli senza fretta. procedere con un trucco leggero, quindi indossare la sottoveste di impalpabile cotone batik che ci si è fatti confezionare su misura da quella sartina_con_le_mani_d’oro che abita nel palazzo di fronte. preparare una colazione semplice ma appetitosa (yogurt, apple crumbles, caffè americano, the verde che è anche antiossidante) e presentarla in modo originale (chessò, tipo tovagliette all’americana gialle, piatti quadrati verdi, mug viola e un mazzetto di lillà abbandonati con noncuranza sul tavolo come si è visto sulle pagine di io donna, sacro testo di formazione del gusto e dell'esistenza). dare un colpo di telefono alla baby sitter per ricordarle l’appuntamento della sera e finalmente svegliare il partner con un bacio... (dissolvenza)
procedimento n°2
svegliarsi la mattina all’alba dopo due settimane ininterrotte di studio televisivo. farsi una doccia ghiacciata e buttare giù un paio di amfetamine con un sorso di whisky. ripassare mentalmente due/tre posizioni del kamasutra. tornare a letto e possedere il partner fino a quando non implora pietà.
procedimento n°3
svegliarsi la mattina all’alba dopo due settimane ininterrotte di studio televisivo. fiondarsi in cucina e bere mezza caraffa di caffè filtro con dentro quattro cucchiaini di zucchero mascobado (ma meglio cinque). accendere la prima sigaretta. svegliarsi davvero. elargire un paio di biscotti a linda e fausto e raggiungere la camera di nina, da dove arrivano richiami del tipo “mamma? mamma! kà, mamma!” (ndt: mamma? mamma, lo so che sei sveglia, ho sentito il rumore dell’accendino. vieni subito qua). dedicarsi a un’oretta di lotta grecoromana rotolandosi per terra con figlia e cani. stazionare a lungo nel tunnel giallo rosso e blu dell’ikea cantando le greatest hits dell’asilo. farsi servire da nina un secondo caffè immaginario nel suo servizio giallo in polietilene atossico. essere raggiunti da fabio in stato confusionale e dedicarsi a un’altra mezz’ora di lotta. fare il bagno con nina allagando il pavimento. asciugarsi entrambe in modo sommario. mentre nina, sotto il controllo paterno, fa colazione (latte e muesli impastati direttamente sul ripiano del seggiolone e condivisi con linda) buttarsi addosso i primi vestiti che capitano e infilare al volo i sandali. trasferirsi in massa al parco. ricordarsi che al parco i sandali creano il fastidioso inconveniente detto pianta_di_ghiaia. utilizzare l’altalena in tutte le varianti possibili: nina da sola spinta da me, nina da sola spinta da fabio, io e nina insieme spinte da fabio, nina e fabio insieme spinti da me, io da sola spinta da fabio e nina eccetera. incontrare gli zii (nel senso di mio fratello davide e la sua fidanzata lorenza) e coinvolgerli in una battaglia equestre: nina che, a turno sulle spalle di ognuno degli adulti presenti, sprona il destriero umano all’inseguimento degli adulti presenti restanti). osservare a lungo i molti cani nel recinto e limonare con alcuni di essi (nina). riuscire finalmente a lasciare il parco e andare a comprare il manifesto, diario e la pimpa di giugno. rientrare a casa e preparare il gazpacho con i mille chili di pomodori comprati il giorno prima dal camioncino del verduraio nomade (nel senso di itinerante). mangiarlo tutti insieme cercando di schivare gli schizzi provocati dall’entusiasmo ninesco di fronte alla pappa col pomodoro. riporre la pupa esausta nel lettino, cantarle un paio di volte “stella stellina” e uscire dalla stanza in punta di piedi con la certezza che dormirà per tre ore buone. raggiungere sul lettone fabio che, circondato da libri e pagine di alias, fa finta di leggere. addormentarsi abbracciati dicendosi che la prossima volta nel gazpacho è meglio metterci mezzo peperone, non uno intero.
the magic dice (post ad personam)
vado trascorrendo un mese abbastanza buio, sigillata in uno studio televisivo dalle undici alle venti, a dibattermi tra scalette, copioni e sensi di colpa.
una sola cosa mi consola: sapere che a casa, dal rientro dal nido fino al mio ritorno, fabio fa vedere a nina - con cadenza quasi oraria - il filmatino della bìbba bònna (ndt: bimba bionda).
immagino che l'amico che me lo ha inviato non avesse intenti pedagogici e/o psicoterapeutici, quando l'ha montato.
tuttavia nel filmatino si vede:
1) la bìbba che gioca con i dadi di gommapiuma (come nina)
2) la bìbba che sta con il suo papà (come nina)
3) la bìbba che smanaccia una chitarra (come nina)
4) la bìbba che cerca di andare sul triciclo anche se non arriva ai pedali (come nina)
5) la bìbba che sente suonare alla porta e si esalta urlando "mamma!" (come nina)
6) la bìbba che sgambetta con papà incontro alla mamma (come nina)
7) la mamma che è tornata (come la mamma di nina) e continua a tornare ogni volta, di play in play
il tutto ha su nina un effetto rassicurante.
anche se nel frattempo, negli studi icet di cologno monzese, io gioco a dadi con la nostalgia e la conta delle ore che mi separano dalla fine di giugno.
la patchanka (cause we got it!)
the sticky sound (the magic dice)
but la patchanka (thank you thank you)
can't be no rotten sound! (magic dice!)
one day I found me a magic dice
magic dice that always talkin twice
roll roll roll the tumblin dice
every thing you say is a good advice
nice nice nice the tumblin dice
never leave me to my own, my own device
he never ever ever ever told me lies
nice nice nice the tumblin' dice
(mano negra - magic dice)
I had a dream...
Questa notte ho fatto un sogno. Ero un cacciatore di vampiri. Una via di mezzo tra Van Helsing, Mad Max e Blade, per dire. Però con la mia faccia. Insomma avevo il mio bel rifugio segreto, come ogni cacciatore di vampiri che si rispetti. A Washington. In una zona industriale semiabbandonata, tipo meat district di NY prima che fosse figo (non che ci sia mai stato, ma mi sembrava cool dirlo). E cacciavo i vampiri. Ero anche abbastanza bravo, devo dire. E come tutti i cacciatori di vampiri avevo un socio, la spalla che muore a metà del secondo tempo. Nel mio caso era Tom Waits. Però quello giovane di Closing Time. Eravamo tutti e due vestiti tipo carabinieri del GIS (o blackbloc, che poi quando mi è capitato di incontrarli non sono stato l'unico ad avere l'impressione che fossero sempre loro, ma questa è un'altra faccenda), con le nostre armi speciali antivampiro e tutto. A un certo punto ci trovavamo assediati dai vampiri dentro il nostro rifugio, noi dentro e loro fuori a centinaia, e non sapevamo come uscire da quella situazione. E allora Tom Waits mi fa: "Senti, cosa ne dici di comprare il mio amplificatore per basso Mesa Boogie?" E mi fa vedere un catalogo. In effetti è parecchio figo. Io però gli dico che costa troppo e che a me basta un combo scrauso da 20W, tanto non suono il basso da almeno dieci anni (il che peraltro è vero). A quel punto mi sveglio. Porto Nina all'asilo. Per strada canticchiamo Tango Till They're Sore.
le mani avanti
zoobabele smentisce fin d'ora che il merito della liberazione di grisù la lunga sia attribuibile alla presidenza del consiglio dei ministri.
back home (cfr 12/05/2004)
a un mese abbondante dal suo rapimento, grisù la lunga è tornata.
parcheggiata dietro casa, con il serbatoio pieno e il seggiolino di nina al suo posto.
appunto per me: qualora mi stancassi di lavorare in televisione/editoria, posso sempre darmi alla magia nera.
se la mia vita fosse un film adesso ci sarebbe una scena in cui mi alzo in piedi e chiedo se c’è un esorcista in sala
quando
oggi, primo giorno di registrazione del programma televisivo-satellitare che dovrebbe risollevare le sorti economiche di zoobabele
dove
nella ridente località di cologno monzese
chi
mem, diretta in moto al teatro di posa
che cosa
si è schiantata contro un'auto
perché
se non fosse che la suddetta mem è atea e materialista, la più adeguata tra le tante risposte possibili sarebbe una sola: malocchio
un consiglio: non lasciatevi andare a commenti su venere negativa e passaggio lungo di saturno, come ha fatto una sua collega poco dopo il crash. altrimenti la sempre suddetta mem tira fuori dal cassetto la bambolina di cera e gli spilloni, cazzo.