zoobabele

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25/04/2004

La prima storia d’amore che ricordi, la più bella di tutte, è quella che ti ha raccontato tuo nonno Mario, che quando eri piccolo viveva con voi perché ormai non capiva quasi più nulla, vedeva cose che non c’erano e si cagava addosso.
Era una delle sue storie di partigiano, quella che a tua mamma non piaceva e che tu invece volevi sempre che ti ripetesse...

Ci siamo ritirati sulle colline dell’Alto Vergante. La guerra sta per finire, ma noi non lo sappiamo. Da qui posso vedere Angera dall’altra parte del lago e anche se la mia casa è nascosta dalla collina dei Taglioni è bello che posso vedere la strada che porta giù in paese e a starci attento anche le donne in bicicletta che al mattino vanno in manifattura.
I due compagni con cui vado più d’accordo, quelli che siamo sempre insieme, sono il Bigazzi e il Mascheroni. Il Bigazzi magro con i baffi alla Clark Gable e gli occhialetti da dottore, il Mascheroni alto e grosso, un marcantonio di uno che ti fa fuori in mezz’ora quello che io mangio in una settimana.
Credevo che i partigiani si chiamavano tutti con i nomi di battaglia tipo il Guerra, il Garibaldi, il Leone, il Bruno, ma è mica vero. Qui ci si chiama tutti come ci si è sempre chiamati, anche perché io il Bigazzi e il Mascheroni li conosco da quando eravamo bambini e mi verrebbe da ridere a chiamarli con quei nomi lì.
A dire il vero il Bigazzi un soprannome ce l’avrebbe, ma ce l’aveva già da prima della guerra, ed è il Sanfrancesco
perché ci ha una gran fede e va sempre a messa ed è sempre lì a pregare e tutti qui lo prendono per il culo, compresa la sua morosa, la Luisa, e gli dicono: va' che uno non può mica essere comunista e credere in dio! mi sa che te mica sei davvero un compagno.
E la Luisa, che è comunista lei e tutta la sua famiglia, gli fa per scherzo: io mica lo so se lo sposo un pretino come te.
E poi per prenderlo in giro gli ripete sempre una specie di preghiera che si è inventata lei:
Ave Maria, grazia plena
Fa che non suoni la sirena
Fa che non tornino gli aeroplani
Fammi dormire fino a domani
E se le bombe buttano giù
Santa Maria, salvaci tu.
Ma lui, il Bigazzi, non s’incazza mai. E un giorno (un martedì) viene su la Valentina, che è quella che tiene i contatti tra la brigata e i compagni giù in paese e ci ha due tette così e io una volta (prima di conoscere la nonna, eh) me la sono trovata in branda, ma questa storia qui magari te la racconto un’altra volta. Insomma viene su la Valentina e ha la faccia strana e si vede che deve dire qualcosa ma non vorrebbe. Dai e dai ci guarda, a me, al Mascheroni e al Bigazzi che siamo lì davanti, ma soprattutto al Bigazzi, e di colpo butta fuori: "è morta la Luisa".
E basta.
Il Bigazzi non dice niente, non chiede come e quando e neanche chi è stato, che è una domanda che adesso quando uno muore sembra strana, ma allora era normale.
Non piange.
Si gira.
Si allontana.
E basta.

Che la Luisa era morta in un modo pazzo.
Che morire è sempre pazzo, chiaro, morire, in guerra poi, ma lei era lì che camminava lungo la ferrovia per andare non mi ricordo neanche più dove, e me la sono sempre immaginata vestita della festa che man mano raccoglie fiori, anche se è chiaro che non era vestita così, avrà avuto su uno scùsarin, una roba da niente, e sicuramente andava via veloce e non si fermava a raccogliere niente di niente, che lo sapevano tutti anche i bambini che era pericoloso stare vicino ai binari con gli aerei che arrivavano a bombardarli, ma insomma lei era lì che camminava e sono arrivati degli aerei, picchiatelli li chiamavamo, erano robi piccoli che di solito tiravano solo di mitraglia, niente bombe, e invece quella volta lì hanno tirato delle bombe al fosforo, quelle che incendiavano tutto.
Va' che la gente mica se la immagina così quella guerra lì, con le bombe incendiarie al fosforo.
E invece sì.
Insomma, qualche scheggia è finita sul vestito della Luisa. Lei ha visto il fuoco, si è spaventata. Lì vicino c’era una fontana di quelle per lavare i panni.
Ci si è buttata dentro.
Per spegnere il fuoco.
Mica lo sapeva la Luisa che il fosforo fa reazione con l’ossigeno. O con l’idrogeno, non lo so neanche io, comunque con una roba che c’è dentro nell’acqua.
Ha fatto una fiammata che sembravano fuochi d’artificio. L’hanno trovata che era rimasto solo come un avanzo di donna e una puzza che non te la scordavi.
E dimmi tu se anche a essere in guerra non è un modo pazzo di morire, dimmi.

Comunque dopo quel martedì lì il Bigazzi incomincia a diventare strano: bestemmia più che gli altri, non lo si vede più pregare, di farsi confessare da don Silvio che ogni tanto viene su a trovarci, neanche per idea.
Un giorno io e il Mascheroni non ce la facciamo più e lo prendiamo da parte.
"Ma cos’è, Bigazzi, hai perso la fede?"
"Neanche per niente." E giù un cristo.
"E allora cosa bestemmi a fare e perché non vuoi più farti confessare?"
"È che la Luisa era comunista, lei e la sua famiglia." E giù una madonna.
"E allora? Se la Luisa era comunista cosa c’entra che tu adesso devi bestemmiare così?"
"Ma allora non capisci un cristo! I suoi della Luisa erano comunisti, no? E non l’avevano battezzata, giusto? E adesso lei è morta e se non era battezzata va all’inferno, no? E allora io bestemmio e non mi confesso così ci vado dietro anch’io."
E da quel giorno sempre così, ogni due parole una madonna, ogni tre passi un cristo.
Fino a un giorno che siamo di pattuglia a controllare una strada che deve passarci una colonna di tedeschi, che ormai sono in ritirata e non sparano quasi più ma a volte sono ancora pericolosi perché hanno paura e allora al minimo sospetto di un’imboscata scappano via facendo fuori un camion di munizioni.
Quel giorno lì fa caldo e noi siamo sdraiati al fresco tra gli alberi a fumare e a controllare la strada.
Se hanno visto il fumo delle sigarette non lo so, ma a un certo punto cominciano a spararci addosso.
Ci nascondiamo dietro un muretto.
Io niente, Mascheroni un graffio dietro l’orecchio, il Bigazzi... Bigazzi?
Mi giro.
Lo hanno preso alla pancia e io non ci capisco niente di ferite ma lui è lì per terra bianco che respira forte e ha un casotto di sangue dappertutto e mi sa che sta andando. Sporgo la testa, i tedeschi stanno arrivando.
Prima di scappare do una pacca piano sulla spalla al Bigazzi. Lui è lì fermo che sanguina dappertutto.
Sorride strano e mi fa "Ciao Mario... porcodio."
"Salutami la Luisa" gli dico.
E poi inizio a correre. Correre. Correre.

postato da: quellochedisolitoguidasedutodavantidasolo a 18:21 | link | commenti (18) |

buongiorno

>>

postato da: mem a 10:32 | link | commenti |

23/04/2004

refresh


lunedì
mi presento sul mio vecchio posto di lavoro televisivo-satellitare per incontro informale con produttrice benevola. ci arrivo in moto, talmente fradicia di pioggia da non riuscire a convincere la receptionist a farmi salire al quarto piano se non dopo essermi tolta il sari di tela cerata in cui sono avvolta. lascio la mia seconda pelle sul pavimento dell’ingresso e striscio in ascensore silenziosa come un pitone. quando riscendo ho voglia di fumare (il luogo è diventato una no smoking company), un attacco di cervicale e - nella tasca dei jeans bagnati - una proposta di collaborazione che risolleverà le sorti del mio conto in banca. dell’attacco d’ansia su come gestire i tempi dei prossimi due mesi taccio.
martedì
scadenza editing romanzo noir, consegna romanzo noir, sospiro di sollievo. scarico i miei ultimi neuroni funzionanti sull’unica piattaforma che non mi tradisce mai. al termine dell’operazione una finestrella mi ricorda “20/04/2004, giornata intera. ricominciare editing romanzo fantasy. priorità alta”. tra me è outlook è sempre stato così: amore e odio. mi siedo al computer, apro il cassetto di destra e tiro fuori le catene di alfieriana memoria. verso le undici di sera fastweb muore. me ne accorgo perché provo a cavalcare il toro invano. abbozzo e mi metto a guardare wonderland con fabio. mi addormento sui titoli di coda pensando che non ho mai visto il pisello di john holmes. 
mercoledì
quello che chiamo un buon inizio di giornata: intorno alle nove vengo cazziata da un operatore fastweb perché non li ho avvisati subito. quando mi dice che il servizio clienti è attivo 24 ore su 24 percepisco nella sua voce una vena di disperazione e mi sento in colpa come se fossi il capo del personale in persona.
giovedì
mattina presto. fabio e nina dormono ancora. io sono in bagno, mi sto mettendo il rimmel e ascolto la radio. parlano di bambini che stavano andando all’asilo, a bassora. magari il rimmel me lo metto un’altra volta.
venerdì
fausto è in pieno delirio ormonale, ci sveglia uggiolando e continua per tutto il giorno. linda lo guarda con evidente disprezzo. io lotto corpo a corpo con un file maledicendo le case editrici che usano mac. alla fine comunque vince lui. al parco nina si tuffa di testa dal passeggino e mi fa spaventare tantissimo. non si fa niente ma piange un sacco. io la abbraccio e mi tornano in mente quei bambini là e tutta una serie di altre cose che non sto qui a dire. per cena mangio mezzo chilo di granita di yogurt prodotta da fabio. lo amo. tra le due cose non c’è necessariamente un rapporto causa-effetto.

dimenticavo...
domenica
è il 25 aprile. spero che non piova: zoobabele manifesta.

postato da: mem a 22:52 | link | commenti (2) |

19/04/2004

relativismo

appunto per me: il concetto di “washable” applicato ai pennarelli è opinabile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: mem a 22:05 | link | commenti (11) |

17/04/2004

you say potato and i say potahto, you say tomato and i say tomahto, potato, potahto, tomato, tomahto, let's call the whole thing off (*)
all’alba del diciottesimo mese nina parla. l’upgrade del suo vocabolario si verifica nottetempo e la mattina si sveglia facendo sfoggio degli aggiornamenti linguistici. io, per parte mia, sono passata dal ruolo di mamma a quello di esegeta.
a seguire, un piccolo breviario di traduzione simultanea.

ìnna: nina
ìnda: linda
fappo: fausto
gìo: giro (per estensione: andiamo a fare un giro)
pacco: parco
cucco: succo di frutta
tòtta: torta
paie: pane (per est.: voglio un panino)
àtte: latte (per est.: voglio un panino al latte o ho sonno, a seconda dell’orario in cui la parola viene pronunciata)
tao: ciao/buongiorno/buonanotte
asìo: asilo
àccie: grazie
cocchi: occhi
gànne: grande
picco: piccolo
bàccio: in braccio
bàja: ballare (per est.: voglio ballare)
no: no
no: sì
tì: sì
ah-ah (accompagnato da dondolio compulsivo della testa): sì
kà: qua (o voglio, tipo àtte kà -> voglio il latte, subito)
àtto: alto (per est.: voglio andare in alto, possibilmente venendo lanciata)
maài: animali
ìa-ìa: fattoria (per est.: voglio cantare nella vecchia fattoria)
bùu: mucca
bè: pecora/capra
piopìo: volatili in generale
bau: cane/i (intramontabile)
kaki: lucky (bau rottweiler che abita lungo la via per l’asilo)
kita: nikita (bau misto che abita in un negozio di assicuratori, sempre lungo la via per l’asilo)
nau: gatto/i (per est.: voglio vedere gli aristogatti, ribattezzati aristonau)

l’elenco potrebbe continuare a lungo ma qui mi fermo: tao ìnda, tao fappo, àtte kà, ìnna nanna.

(*) louis armstrong, let's call the whole thing off

postato da: mem a 21:54 | link | commenti (8) |

14/04/2004

sillogismo

questo ragazzo è un genio.
questo ragazzo è un cane.
questo cane è un genio.

postato da: mem a 22:32 | link | commenti (5) |

cinque stroncature + una standing ovation

l'amministrazione mondadori
lei: sì, il suo pagamento è partito.
io: bene. quindi?
lei: quindi mancano solo le firme.
io: ovvero?
lei: niente, deve solo fare un giro in amministrazione.
io: e quanto ci mette a farlo?
lei: ma, non so… tre, quattro settimane al massimo…

il manifesto

non capisco la nuova linea editoriale. non tollero le mezze pagine di cronaca nera. temo la prossima veste grafica. in sintesi, mi piaceva di più quando c’era barenghi.

i produttori cinematografici
a morte. (cose che so io.)

il mio conto in banca
domani è il 15.
arriva la visa.
mi appello al quinto emendamento.

rules of attraction
la cosa più bella è il taglio di capelli di lauren.

zucchero di canna integrale mascobado
nel caffè telefonando alla casa editrice che ti deve un sacco di soldi.
a cucchiaiate a metà nottata leggendo il tuo ex quotidiano preferito.
come panatura per le fragole prima di dedicarti a un rito voodoo contro una casa di produzione di roma.
spilluzzicato tra un tiro di sigaretta e l’altro mentre ti assilli perché stai per sforare il fido.
o la sera davanti a un film. purché non tratto da bret easton ellis.

postato da: mem a 22:14 | link | commenti (7) |

10/04/2004

natale con i tuoi...

vigilia di pasqua con i nonni A.
giorno di pasqua con i nonni B.

dio è morto, marx è morto e i vecchi adagi popolari non contano più un cazzo.

postato da: mem a 21:43 | link | commenti (4) |

the future's so bright
we gotta wear shades

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: mem a 17:18 | link | commenti (3) |

05/04/2004

la consapevolezza del lunedì mattina

quando tua figlia di sedici mesi e un po' 
guarda la foto di un robottino di plastica very old fashion
poi ti indica
sorride
ed esclama "mamma!"
forse vuol dire che hai bisogno di una vacanza.

postato da: mem a 09:46 | link | commenti (6) |