zoobabele

it's useful being top banana in the shock department



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29/11/2003

sweet 35

nina dorme. io e fabio mangiamo una cofana di cozze ascoltando una vecchia cassetta di lloyd cole & the commotions. dopo giorni di remake del diluvio universale fuori c'è il sole. happy birthday to me.

postato da: mem a 14:58 | link | commenti (6) |

27/11/2003

la preferita di nina

Hoodoo Voodoo, seven twenty one two
Haystacka hostacka, A B C
High poker, low poker, ninety nine a zero
Sidewalk, streetcar, dance a goofy dance

Blackbirdy, bluejay; one two three four,
Trash sack, jump back E F G,
Biggy hat, little hat, fattyman, skinnyman,
Grasshopper, greensnake, hold my hand

Hoodoo voodoo, chooka, chooky choochoo,
True blue, how true, kissle me now

Momma cat, Tommy cat, diaper on my clothes line
Two four six eight, I run and hide
Pretty girl, pretty boy, pony on a tincan,
I'll be yours and you'll be mine

Jinga, jangler, tingalingle,
picture on a bricky wall
Hot and scamper, foamy lather, huggle me close
Hot breeze, old cheese,
slicky slacky fishy tails
Brush my hair and kissle me some more

WORDS: Woody Guthrie - MUSIC: Wilco&Billy Bragg


















postato da: mem a 22:07 | link | commenti |

24/11/2003

zoobabele rebelde

ieri sera il quartiere era all’apice dell’isteria collettiva. dal panettiere ho sentito parlare di pene fino a tre mesi di reclusione e di delatori pronti a denunciare i vicini di casa. sono rientrata in casa leggermente scossa, mi sono liberata del carico di baguette e ho convocato il comitato in cucina.
presenti:
nina (38.5° C). fabio (elevato tasso di acido acetilsalicilico nel sangue). linda (spleen da week end piovoso). fausto (si mangia? c’è la pappa? si mangia?).
presidente dell’assemblea: io (un accenno di bronchite da camel e micropolveri).
ordine del giorno: evacuare sì, evacuare no. riparliamone. più varie ed eventuali.
dopo un breve e accorato dibattito, visti e considerati i pro e i contro, forte della consapevolezza di essere situato proprio nell’ultimo numero civico della via interessato allo sgombero, il comitato di zoobabele ha deliberato in favore della non evacuazione. riguardo alle varie ed eventuali si è poi deciso di mangiare la pizza.

nella notte intercorsa tra la giornata di sabato 22 e quella di domenica 23 novembre 2003 ho sognato che le forze dell’ordine venivano a stanarci all’alba con una muta di bloodhound (ansia + mozzarella di bufala).
mi sono svegliata alle sette. ho sbirciato dagli scuri: un sacco di gente usciva di casa portandosi dietro una o due valige (paranoia da sciacallaggio + tipica pazzia milanese).
ripetutamente annunciato da un altoparlante con la voce di gino bramieri, alle otto e mezza è scattato il coprifuoco.
per tre ore la via ha goduto di un silenzio preistorico.
e dopo la colazione (per me un’alka seltzer) tutti noi imboscati siamo risprofondati nel sonno.

postato da: mem a 00:14 | link | commenti (4) |

22/11/2003

cose che una razionalmente le sa anche,
ma poi quando ci si trova in mezzo è un disastro

sono andata con nina a vedere un asilo nido. per la precisione l’asilo nido dove dovrebbe andare da gennaio. nina continuava a indicare e a fare uuuh. la stanza delle cose morbide: uuuh. la sala della pappa: uuuh. i disegni sul muro: uuuh. i microwater, i microlavandini, la fila dei microasciugamani tutti diversi uno dall’altro: uuuh.
finito il tour si è seduta per terra, ha sorriso a destra e a manca agli altri bambini ed è partita gattonando in cerca di qualcosa di interessante. quando ha trovato un libro di animali mi ha cercata un attimo con gli occhi e, dopo l’ennesimo uuuh, si è immersa nella lettura.

è proprio un asilo bello, davvero. ma non bello nel senso che è figo e con tutte le cose fighe progettate da quei fighi dei giovani designer ikea. no, no. ha un’aria, come dire, di casa. e poi è programmaticamente laico. la direttrice, tra l’altro, è molto simpatica. le educatrici sono preparate. di più, preparatissime: lauree e corsi di aggiornamento come se piovesse. delle professioniste. però anche dolci. rassicuranti. accoglienti. brave, insomma. per non parlare dei bambini, che razzolano felici e hanno un’aria serena. ma che dico, serena? serafica.

e allora com’è che se penso che nina starà lì sette ore al giorno a fare le sue cose senza di me mi metto a piangere?

postato da: mem a 00:26 | link | commenti (7) |

19/11/2003

the bomb (ovvero: diffidare dei nonni – tre)

il nucleo attuale di zoobabele: una unenne ipercinetica, una boxer malmostosa e dominante (nel senso che non va d’accordo con quasi nessun altro cane), un pastore brianzolo (esemplare unico al mondo, peraltro) ruffiano e codardo. più due adulti (aggettivazione non pervenuta).
il parco auto di zoobabele:
una vespa 50 del ’72 ferma dal quinto mese di gravidanza (mia, non sua), una honda in stress da sovrautilizzo, una citroën con i freni rotti e in via di rottamazione.
l’evento:
domenica alle otto e trenta scatta l’evacuazione. gli artificieri hanno un rendez-vous con un ordigno bellico in viale brianza, per cui tutti fuori dalle palle nel raggio di un chilometro.
il problema: zoobabele è nel raggio di un chilometro.

i festeggiamenti per il compleanno di nina non erano ancora terminati e già scattava l’assillo. un susseguirsi di telefonate a tema bomba che neanche in cecenia. nonni trasfigurati in ministri della difesa. profferte di ospitalità, passaggi, week end lunghi, settimane fuoriporta. a seguire, qualche esempio.
driin
"stavo pensando: potreste venire giù, così vi fate anche un paio di giorni al mare"
io: mamma, due cani nostri, due cani vostri. più noi, nina, voi, la nonna. mica ci stiamo in casa.
"ah, già…"
driin
"è semplice: venite su sabato sera, così ceniamo insieme e magari lo diciamo anche agli zii che è da tanto che non vedono nina. poi dormite qui, passiamo la domenica insieme e…"
lui: papà, siamo senza macchina.
"ah, già…"
driin
"ma linda e fausto non avevano una dogsitter?"
io: sì, che abita dietro casa nostra.
"e allora?"
io: mamma, se evacuano la zona evacuano anche lei.
"ah, già…"
driin
"comunque per la macchina non c’è problema, vi vengo a prendere io e poi vi riaccompagno"
lui (in difficoltà): be’, ecco… no, papà, perché io sabato sera ho un impegno di lavoro e quindi…"
driin
"io e papà abbiamo pensato che potremmo dare merlino e magò (i cani dei miei, ndr) allo zio"
io: mamma, comunque siamo senza macchina.
"ah, già…"
driin
"allora, guarda, facciamo così: io vengo a milano con la mia macchina ma mi faccio accompagnare da tuo fratello con la sua. poi prendo nina, i cani e mem, e intanto tuo fratello ti lascia la macchina e viene con noi. così tu fai la tua roba di lavoro e poi ci raggiungi"
lui (sempre più in difficoltà): sì, papà, però… cioè, non è così semplice…
driin
"scusa, sono ancora io. ma perché non venite in treno? vi veniamo a prendere noi a genova."
io: in treno con linda e fausto e nina e il passeggino e il lettino pieghevole da viaggio?
"sì, in treno. perché?"

e via così, in un crescendo di soluzioni sempre più bizantine. comunque domattina andiamo ad arruolarci tutti e quattro nel corpo degli artificieri.
io/lui: domenica a pranzo? no, domenica abbiamo un impegno. sai, il solito ordigno bellico…

postato da: mem a 19:26 | link | commenti (2) |

17/11/2003

di dentifrici e altro


 





nina è davanti al lavandino del bagno, in piedi sul suo sgabello arancione che fa anche da deambulatore (nel senso che ci si appoggia e cammina). io sono dietro di lei con funzione anticapottamento. tutte e due partecipiamo con entusiasmo al lavaggio dei suoi tre denti, e a me torna in mente il paperinos.
lo usavo da bambina. era rosa e sapeva di fragola. il dentifricio di nina, invece, è blu. sul tubetto c’è winnie the pooh. evidentemente disney ha ancora il monopolio dell’igiene orale infantile, oltre che di un tot di altre cose.
più tardi - lei dorme placida - vado a lavare i miei, di denti. e quando vedo in mezzo ai nostri il suo spazzolino sottodimensionato, che pure ho già visto parecchie volte, mi si scatena tutta una roba di consapevolezza e commozione e percezione di come le cose della tua vita cambiano. non in fretta, ma neanche lentamente. tipo che basta un anno, e proprio non so dire se un anno sia tanto o poco.
ora. in genere quando mi lavo i denti non mi metto a fare i pensierini filosofici.
è che oggi, un anno fa, a quest’ora, nina era appena nata.

lei: adesso facciamo un po’ di ossitocina così acceleriamo le cose.
io: ma poi mi fa tanto più male?
lei: male? no, male no.
l’ostetrica si chiama ornella e ha i capelli rossi. è lei che ha tenuto il corso preparto. un viso amico, insomma. quando monta il turno (che io sono lì già da un po’) e me la vedo comparire davanti mi sento come bernadette soubirou al cospetto della madonna. lei è bellissima, sorridente, circonfusa di luce.
ecco perché, quando mente sull’ossitocina, io lo so. ma le credo.

il dolore è tutto nella schiena, appena sopra il coccige. per cui sto in piedi. finché ci riesco mi faccio ossessivamente accompagnare in bagno da fabio. corridoio. camminacamminacammina. pausa contrazione. camminacamminacammina. bagno.
io mi chiudo dentro. lui fa il palo fuori. mi accendo una sigaretta. due tiri. pausa contrazione. altri due tiri. esco. ritorno. (a chi storce il naso: prima dodici ore di travaglio, poi giudicare)

l’ossitocina galoppa. quando arriva la contrazione l’unica cosa che mi fa stare meglio è la mano di fabio appoggiata, ferma, dove mi fa male. è una cosa di precisione. a volte gliela sposto di un millimetro. un po’ più su, un po’ più giù. lui si lascia manovrare. mi aiuta. è lì.

a un certo punto piango. mi sembra di non farcela. in piedi non riesco più a stare. le passeggiatine in bagno sono finite da un po’. sì che ce la fai, mi dice ornella. fabio mi tiene per mano e fa sì con la testa.

smetto di esserci. ci sono solo le contrazioni. un minuto di contrazione, un minuto di sonno. un minuto di contrazione, un minuto di sonno. mentre dormo sogno ma quando mi sveglio non mi ricordo cosa.

ornella dice: ha un sacco di capelli. vedo la testa. dai che manca poco.

sono stanca. non riesco più a spingere. arriva una torma di gente. ginecologo, pediatra, altre ostetriche. fabio lo fanno spostare e io me lo ricordo contro la parete della sala parto, a un metro da me invece che a un centimetro: lontanissimo. ho una paura pazzesca. lo guardo: anche lui.
diventa tutto veloce. un gomito mi schiaccia forte la pancia. poi una specie di sospensione, come se tutti tenessero il fiato: la mia bambina, la nostra bambina, nasce.

un’ora dopo siamo in camera. in quell’ospedale si può stare tutti e tre insieme da subito. fabio dorme. nina dorme (ed è incredibile come sia già nina, dalla testa ai piedi). io ho l’adrenalina che mi tiene sveglia. e una fame da non dirsi.

qualche giorno dopo siamo a casa. allatto e la guardo. mi viene in mente un fiore. una piuma. una ciliegia. un sassolino di vetro verde lisciato dal mare e trovato la mattina presto sulla spiaggia.

un anno dopo sono in bagno. mi ricordo il sapore del paperinos. e sto proprio bene.

postato da: mem a 20:54 | link | commenti (14) |

13/11/2003

cops of the world

e quando avremo macellato i vostri figli, ragazzi
e quando avremo macellato i vostri figli
avrete una stecca del nostro chewing gum, ragazzi
avrete un po' del nostro bubble gum.
possediamo mezzo mondo, come ben sapete
e il nome dei nostri profitti e' "democrazia"
quindi, volenti o nolenti, dovete essere liberi
perche' noi siamo gli sbirri del mondo, ragazzi
siamo gli sbirri del mondo.
phil ochs, 1965

thank you.

postato da: mem a 14:01 | link | commenti (2) |

06/11/2003

quando non ho niente da dire ma voglio scrivere un post per sentirmi una donna che vive nel suo tempo e nella performàns, shiny stat mi è di grande aiuto

oggi tra i miei referrers c'era "limonare con una donna".
allora l'ho detto a linda, che ha smesso immediatamente di agire uno dei suoi comportamenti compulsivi preferiti (raspare lo sportello del forno con la zampa) per fiondarsi alla mia postazione computer con un palmo di lingua fuori.
ho dovuto spiegarle che si trattava di una roba virtuale.
ci è rimasta male.

postato da: mem a 09:56 | link | commenti (5) |

04/11/2003

una gioiosa pastora
(
carmacamìlion)

I do not know how you feel about it, but you were female in your last earthly incarnation. You were born somewhere around territory of modern South Japan approximately on 600. Your profession was shepherd, horseman, forester.
Your brief psychological profile in that past life: person with huge energy, good in planning and supervising.
Lesson that your last past life brought to present: you are bound to learn to understand other people and to meet all life difficulties with joyful heart. You should help others, bringing them spirit of joy.

bòn. ora raccolgo le greggi e le porto a pisciare.
naturalmente cantando con voce cristallina.

postato da: mem a 13:46 | link | commenti (2) |

02/11/2003

realtv
(tanto per abituarmi a quello che mi aspetta quando deciderò di tornare a lavorare)

"LA VERITA’ TI FA MALE, LO SO" - II ed.
puntata n° 7: "qui quo qua, una storia vera"
SIGLA + CARTELLO INIZIALE
rvm: IMMAGINI DI REPERTORIO + VOICE OVER DI PRESENTAZIONE DEL CASO DELLA SETTIMANA
studio: CAMERA FISSA
VOCE FEMMINILE DISTORTA + IMMAGINE PARZIALMENTE PIXELATA A NASCONDERE IL VISO DELLA PROTAGONISTA DELLA PUNTATA

qui quo qua li conobbi in francia durante una settimana a disneyland vinta con la carta stagnola degli ovetti kinder. sapete, quelle cose tipo "spedisci l’involucro... aut. min. n° 590321... estrazione entro il 31/7/98... eccetera". be’, alla fine estrassero anche il mio, di involucro. così partii per eurodisney, tutto spesato. alloggiata al newport hotel. un edificio tutto in stile georgiano. come essere su un battello del mississippi fine ottocento. almeno credo.
la prima volta che li vidi non mi fecero una grande impressione. fu una mattina, a colazione. lì ci sono sempre lunghe code da fare, e io stavo aspettando di prendere il pain au chocolat, che poi sono quelle brioscine con dentro le gocce di cioccolata che fa anche il bar simpathy sotto casa mia. però a disneyland sono più buone. forse dipende all’impasto, non so. comunque. ero in fila e loro entrarono nel salone (la salle lincoln, riservata ai centoventi vincitori del concorso kinder). si guardarono attorno e io ebbi l’impressione che mi fissassero con insistenza. poi però li persi di vista per tutto il giorno e non ci pensai più.
il giorno dopo, quando mi sedetti al tavolo con il mio nescafé au lait, l'orangine e il pain au chocolat, loro mi raggiunsero e si sedettero con me. non parlammo molto. alla fine della colazione uno di loro, quo, mi strinse il braccio. ricordo che ne rimasi molto turbata. ecco, iniziò così: la colazione insieme, due parole, un breve contatto fisico...
(PIANGE. SI ASCIUGA GLI OCCHI E RICOMINCIA A PARLARE)
la sera dopo ci incontrammo casualmente al disney village, la zona notturna, se così si può dire, del parco. bevemmo una cosa insieme. io birra, loro latte e menta. mi dissero che non bevevano mai alcolici. ricordo con chiarezza che quel particolare, anziché rassicurarmi, mi inquietò molto. non so, sentivo che in loro c’era qualcosa di strano, di malato. e non lo dico per giustificare quello che accadde dopo. era solo una sensazione. come un brutto presentimento.
(PAUSA)
a me invece bere piace. quella birra andava giù come l’acqua. ed era tutto spesato. quando mi riaccompagnarono in hotel ero ubriaca fradicia. continuavo a ridere. mi sembrava tutto molto buffo. invece non lo era affatto.
(SI SOFFIA IL NASO)
quella notte mi sconvolse la vita. ma come ho detto anche al processo, furono loro a tirare fuori da me una simile furia. io... io non avrei mai creduto di poter raggiungere simili livelli di abiezione.
al mattino la stanza sembrava un campo di battaglia. un disastro. i miei vestiti strappati e sparpagliati dappertutto... le lenzuola appallottolate... tracce di sangue... un frustino abbandonato in un angolo... vomito nel water... tracce di coca sul comodino di cristallo...
(PIANGE A LUNGO)
la nostra relazione, se così si può chiamare, durò quattro giorni. quando ripartii per l’italia mi sembrò di fuggire da un incubo. credevo...
(ESITA. UN SINGULTO)
credevo che fosse finita, di non essere più in loro potere. volevo solo dimenticare. quando all’aeroporto vidi tra la folla la faccia di giancarlo, il mio fidanzato, mi sentii salva. divorata dal senso di colpa, ma salva. pronta a ricominciare la mia vita di tutti i giorni. forse un po’ noiosa, ma serena, pulita.
si presentarono a casa mia circa un mese dopo che ero tornata. era sera, e io stavo guardando la televisione. quando suonò il campanello pensai che fosse la mia vicina di casa. è anziana e il volume del televisore le dà fastidio, a volte. invece erano loro. tutti e tre. non dimenticherò mai il sorriso sarcastico dipinto sui loro becchi.
"siamo", disse qui.
"venuti", disse quo.
"a trovarti", disse qua.
poi scoppiarono a ridere, entrarono e si chiusero la porta alle spalle. quella porta rimase chiusa per 6 giorni. 6 giorni infiniti.
(LUNGA PAUSA)
quando la polizia venne a perquisire l'appartamento ero assurdamente tranquilla. è tutto sotto controllo, continuavo a ripetermi. poi però quello della scientifica volle aprire il congelatore.
"alla signorina piace l’anatra, a quanto pare".
così disse, quello della scientifica.
con le forbici aprì il piumino che tenevo sul letto. prese una manciata di piume e le infilò in un sacchetto di plastica trasparente.
"queste le portiamo in laboratorio", disse.
e io capii che era tutto finito.
(PAUSA)
devo scontare ancora 4 anni. la prigione non mi pesa più. ho avuto tanti segni di solidarietà. una ragazza di treviso mi ha scritto che le è successo qualcosa di simile con tip e tap, e che dopo aver letto sui giornali la mia storia ha trovato il coraggio di sporgere denuncia. vorrebbe che mi costituissi parte civile al processo. ma non credo che lo farò.
ho avuto tanto tempo per pensare al passato. ora mi sto sforzando di guardare al futuro. sono giovane. giancarlo mi sta aspettando. adesso voglio progettare con lui i miei anni a venire, pensare a una famiglia, a dei bambini... la vita è strana, alle volte. anche da una storia brutta come la mia si può trarre insegnamento. io ho capito tante cose. di me, del mondo, del mercato. e anche nei momenti peggiori, una cosa, una sola, ho sempre saputo per certo: che mai, e dico mai, comprerò ai miei figli gli ovetti kinder.

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postato da: mem a 14:10 | link | commenti (3) |