zoobabele

it's useful being top banana in the shock department



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10/03/2008

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postato da: mem a 15:39 | link | commenti (1) |

15/03/2007

ch-ch-ch-ch-changes (come direbbe david bowie)

 

allora. potrei fare tutto un discorso filosofico del tipo vedo/non vedo sul fatto che la vita a volte prende la strada più sdrucciolevole (e così le persone), ma non ne ho tanta voglia. oppure potrei scrivere per filo e per segno i casi miei ma – pur essendo sempre stata abbastanza prodiga in questa sede di casi miei - stavolta non ci penso nemmeno. quindi mi limito a comunicare a quei quattro lettori che ancora si ostinano a passare di qui che se lo desiderano possono invece iniziare a passare di [qua] (dove ovviamente a oggi non c’è un tubo, e siccome sono una ragazza coerente e affezionata alla mia linea editoriale, detta anche “del post sporadico”, ci sarà sempre e comunque poco o niente)

ecco fatto, mi sa che non ho altro da aggiungere.

ci si vede [dall’altra parte]. al limite, naturalmente.

un bacio a tutti.

mem

 

(prima di andare del tutto ci tengo a sottolineare che il titolo di questo post, sempre per questioni di fedeltà alla linea, lo ho già usato almeno millanta volte in svariate altre sedi. ma soprattutto che è la prima volta che scrivo sdrucciolevole nella mia vita. e in fondo è anche un po’ bello e ha un suo perché chiudere un blog usando una parola nuova.)

postato da: mem a 00:28 | link | commenti (3) |

02/09/2006

primo: ottimizzare
 
(ovvero come si può produrre un post rapido e indolore riciclando con poche e leste modifiche l’email che hai inviato ad amici e conoscenti poche ore prime)
 
cari tutti, qui si sta per partire.
domani mattina voliamo in honduras e ci restiamo fino al 4 novembre.
non ho ancora capito come sarà laggiù la situazione collegamento internet. c’è chi dice che i modem vadano a carbonella per barbecue, chi invece parla di improbabili connessioni wireless. se mi scrivete e non ricevete risposta vuol dire che era corretta la prima ipotesi.
il mio cellulare invece sarà senz’altro come morto: a quanto pare sul suolo honduregno i numeri vodafone sono buoni giusto da giocare al lotto, cosa che io naturalmente farò, sperando in una vincita di miliardi di lempiras.
se proprio avete urgenza di parlare con me mi trovare al numero di [quelloche] (sempre che lo abbiate, il ragazzo è molto parco nel distribuirlo a gente che non possa dargli in cambio dei soldi) ricordando però che:
*
vi costerà 6 euro al minuto, ma in fondo sono fatti vostri
*
costerà 6 euro al minuto anche a quelloche, ma in fondo sono fatti suoi, io non ho niente in contrario
*
siamo indietro di 7 ore rispetto all’italia, per cui fate i vostri conti.
bene. ora via alle false promesse:
*
cercherò di scrivere sul blog
*
cercherò di pubblicare le foto centroamericane su [flickr]
*
cercherò di mandare agli intimi appassionanti ed esclusivi reportage di viaggio.
direi che è tutto. solo un’ultima raccomandazione: alle prime piogge autunnali, quando tirerete fuori dagli armadi i maglioni puzzolenti di naftalina e i pantaloni di velluto, pensate a me che sciabatto in infradito sotto al sole dei caraibi.
e vogliatemi bene lo stesso.

hasta luego y suerte 
(sospira e si allontana con una bracciata di bikini in direzione di una valigia già strapiena e ben oltre i 20 kg consentiti)

postato da: mem a 00:03 | link | commenti (13) |

09/07/2006

questions and answers #2
(dilemmi morali applicati alla finale dei mondiali di calcio)
 
nina: mamma, ma pirlo è una parolaccia?

postato da: mem a 20:38 | link | commenti (8) |

05/07/2006

questions and answers #1
(del perché ai bambini non bisogna dare né chiedere spiegazioni)
 
treno – interno giorno - tratta grosseto/milano.
nello scompartimento: un quarantenne in polo salmone che legge camilleri succhiando succo all’ananas da un brick esselunga, un sessantenne abbronzato con l’unità che spunta dalla tasca della giacca in lino, un ragazzo palestrato di età indefinibile che rumina chewing gum controllandosi ossessivamente il segno dell’abbronzatura lasciato dall’orologio. di fronte: nina e io. nina dorme occupando due sedili per il lungo, io mi rompo le palle perché ho finito il libro che mi ero portata al mare e ho una voglia di fumare che mollami. a un certo punto mi alzo, cercando di dirottare con un po' di movimento il desiderio ossessivo di camel lights. nina apre gli occhi e allunga la mano alla ricerca di qualcosa di morbido (nina ha da sempre questo bisogno incontrollabile di sfiorare con la punta delle dita corpi vivi/inanimati purché morbidi. al primo posto in ordine di gradimento c’è il canebianco©, spirito guida delle sue notti, seguito a breve distanza da: 1) il mio interno braccia 2) il mio sottomento 3) il lobo del mio orecchio sinistro). nina allunga la mano, dicevo, ma io sono in piedi e, non trovando niente di immediatamente brancicabile, ripiega infilandomi una mano sotto il vestito. grattigna un po’ il retrocoscia, io lascio fare. poi all’improvviso sale rapida, mi raggiungere una chiappa e a voce altissima esclama: “ma mamma! non hai le mutande!”.
stacco. il quarantenne salmonato smette di succhiare ananas. stacco. il sessantenne alza un sopracciglio divertito. stacco. il palestrato si infila un’altra cicca in bocca e mi guarda, bovino. stacco.
io, simulando un aplomb da donna di mondo: “ma amore, sì che ho le mutande” (retropensiero: lascia cadere il discorso, distraila, corrompila con un ringo pavesi)
nina, caparbia: “no che non ce l’hai”
io, in difficoltà: “ma sì, è che... sono mutande speciali...” (retropensiero: ma perché non imparo a stare zitta, cazzo?)
nina, ovvia: “speciali come?”
io: “eh... speciali... perché sono fatte in un modo per cui non si sentono... ” (retropensiero: brava, ottimo, ora devi solo spiegarle il concetto di tanga. forza, che voglio godermi lo spettacolo)
nina, sinceramente incredula: “eh?”
io, paziente: “sono... sono mutande particolari... che si chiamano tanga” (retropensiero: ok, bella mossa. dare un nome alle cose aiuta a sviare l’attenzione dall’oggetto al nome dell’oggetto. forse ce l’hai fatta)
nina, entusiasta: “tanga come il tango di quando vai a ballare?”
io, iniziando a rilassarmi: “sì, amore”
nina, dopo una breve pausa di riflessione: “ma come sono fatte?”
io, ferma e tranchant, con un guizzo da vera_madre: “amore, te lo spiego dopo quando siamo a casa”
silenzio. nina si ficca il pollice in bocca e succhia cogitabonda. io mi risiedo e ricambio gli sguardi dei miei compagni di viaggio con un mezzo sorriso tipicamente materno, quella smorfietta tra lo svagato e il divertito che sta a significare “ah, i bambini...”. stacco. cinque minuti dopo.
nina, zompando all’improvviso sulle mie cosce e sollevandomi il vestito: “mamma, me le fai vedere?
io, immobilizzando le cinquanta manine che le sono spuntate: “nina! ma cosa fai?”
nina, frenetica: “voglio vedere le mutande speciali!”
io, ferma e risoluta: “nina, no”
nina: “dai, mamma, ti prego!”
io: “nina, ho detto di no”
nina: “per favorino, ti prego, mammina...”
io: “no”
nina: “sì”
io: “no”
nina: “sì”
eccetera, per un numero consistente di minuti, sempre sotto gli occhi dei tre tizi di cui sopra, che nel frattempo hanno smesso di fingere disinteresse ed è evidente che sono apertamente schierati con mia figlia.
alla fine, esasperata, agguanto nina e la porto in corridoio con un perentorio: “andiamo un attimo a parlare fuori”.
stacco. corridoio. nina mi chiede perché sono arrabbiata, io le faccio tutto un bel discorsetto spiegando che la mamma non ha voglia di far vedere le sue mutande a gente che non conosce, nina sembra recepire il messaggio, si disinteressa dell’argomento e mi indica una serie di elementi paesaggistici, con corollario di commenti e spiegazioni. poi mi dice che le scappa la pipì.
stacco. bagno. nina appollaiata in equilibrio sul tipico wc modello raccapriccio delle ferrovie italiane. io in posizione di sostegno/evitamento del contatto con la superficie del wc medesimo. passano un paio di minuti di sballottamento di entrambe, dopodiché
nina: “mamma, mi sono sbagliata, non mi scappa la pipì”
io: “sei sicura?”
nina: “sì”
io: “sicura sicura?”
nina: “sì”
la aiuto a scendere dal trespolo, la rivesto, mi rialzo, le prendo la mano, faccio per aprire la porta.
lei oppone resistenza e, con aria da furetto e sorriso satanico, mi fa: “mamma, prima di uscire... me le fai vedere?”

postato da: mem a 13:13 | link | commenti (7) |

29/06/2006

mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa
 
mi pento del post precedente. l’ho scritto sotto l’influsso di uno snobismo ideologico che affonda le radici nell’adolescenza. perché a dispetto delle rughe io sono ancora la diciassettenne che passava le serate all’obraz – leggi: il cineclub piccolo e puzzolente come un vagone della metropolitana dove presero forma la mia coscienza politica e la mia educazione sentimentale – a spararsi rassegne su aleksandr dovchenko. ma ora l’obraz non c’è più, letizia moratti è sindaco di milano e io sono una stronza. rugosa. e ben mi sta.

postato da: mem a 11:01 | link | commenti (8) |

11/04/2006

alcuni motivi per cui gioire dei risultati elettorali
 
uno: ieri, dato che alle sette di sera il tg2 non ha mollato la linea causa protrarsi ad lib. delle proiezioni, il programma per cui lavoro dodici ore al giorno sei giorni alla settimana non è andato in onda. sono tornata a casa un’ora prima.
due: ...
tre: ...
...
c’è altro?

postato da: mem a 17:54 | link | commenti (10) |

14/03/2006

fuck your priorities
 
alla vigilia dell’ennesima immersione nel mondo dei rialitishòus – immersione che, sia detto per inciso, non mi porterà in esotiche località d’oltreoceano ma in via mecenate, milano, dove in pratica vivrò per due mesi, impossibilitata di occuparmi di alcunché esuli dal reality medesimo e, a tratti, da nina – guardo soddisfatta la to do list di outlook fresca di spuntatura.
il mio superego gongola: tutto quello che mi ero ripromessa di fare, ma proprio tutto tutto (i.e.: pagare multe, scrivere pezzo per fabio c., nuova luce corridoio, pulizie, spesa on line, tel. veterinario eccetera eccetera), è stato adempiuto con successo ed entro i tempi stabiliti.
restano fuori solo tre cose: un trattamento completo all’hammam (trattamento regalatomi a natale e non ancora goduto), una serata con marcella (che mi è molto simpatica) e la voce wishlist (sotto la quale si sedimentano i miei desideri più inconfessabili, tipo “minigonna per stivali”, “scarpe bicolori tango” e “giubbottino di pelle”).
e mentre mi dico che si tratta di cose mie private e pertanto rimandabilissime, un improvviso moto di incazzatura mi suggerisce che forse sto sbagliando qualcosa.
chiudo outlook, mi accendo una sigaretta, faccio scrocchiare le dita una a una.
il superego sente che aria tira, smette di gongolare e se ne va alla chetichella.
io decido di lasciarlo stare solo perché nei prossimi sessanta giorni mi servirà parecchio. però riapro outlook e aggiorno la to do list: “spaccare ossa superego 1 volta x tutte”, scadenza 16 maggio.
poi chiudo tutto, spengo pc e sigaretta e vado a dormire.

postato da: mem a 01:13 | link | commenti (6) |

11/03/2006

lo scagnozzo di freud
 
interno notte, cucina. io fumo seduta sulla lavapiatti, lui sfoglia distrattamente il giornale posato sul tavolo.
 
lui – ah, senti, stanotte facciamo la solita cosa dell’acqua.
io – ancora? non si potrebbe lasciar perdere, per favore?
lui – no.
io – ma perché, scusa? veramente, lo sai che poi mi mette sottosopra, mi tocca pensarci per tutta la mattina...
lui – appunto. è ben per quello che lo facciamo.
io – non si potrebbe variare un po’, almeno? cioè, stesso concetto ma senza l’acqua?
lui – (fa segno di no con il dito, risoluto)
io – va beh, allora dillo che sei stronzo.
lui – è il mio mestiere.
io – (appoggio la fronte al tavolo con aria melodrammatica)
lui – adesso non metterti a fare la commedia. su, si fa una roba breve, di quelle da manuale e poi per un po’ siamo a posto.
io – (piagnucolo)
lui – che noia. tutte le volte ‘sta scenetta. dai, ti lascio anche scegliere: preferisci alluvione, inondazione, uragano o tsunami?
io – niente.
lui – allora inondazione.
io – però all’aperto.
lui – no, stavolta al chiuso. (ispirato) pensavo una cosa tipo l’atrio di un palazzo... con il soffitto molto alto... un sacco di gente chiusa dentro... e la solita onda di piena in arrivo...
io – (rassegnata) possibilità di sopravvivenza?
lui – uno/due percento. ah, e ti ci metto anche nina.
io – (ho un moto di rabbia) eh, no, cazzo, nina no!
lui – va beh, poi vediamo. adesso devo andare.
io - (furente) tu non vai da nessuna parte! giurami che non ci metti nina!
lui – (svanisce a poco a poco) ci vediamo più tardi.
io – (furente) non te ne andare mentre ti sto parlando, sai? guarda che mi sto incazzando, torna subito qui! conto fino a tre! uno, due...
lui – ciao ciao... (si dissolve)
 
ore 4:50 AM. mi sveglio senza fiato e in un bagno di sudore. il mio subconscio è un vero pezzo di merda. alla fine ci ha messo anche nina, il bastardo.

postato da: mem a 11:55 | link | commenti (4) |

09/03/2006

satan gave me a taco (and it made me really sick)
 
qui ormai la situazione è che ogni tanto passo - in genere di sera tardi o di mattina presto, come le guardie giurate -, do un’occhiata, mi sento in colpa perché non scrivo (stavo per scrivere “manco ci fosse qualcuno che mi legge”, poi mi è caduto l’occhio sul contatore e mi sono accorta che la soglia dei cinquantamila accessi è stata varcata a mia insaputa chissà quando, chissà da chi e a questo punto vien da dire anche chissà perché. comunque) mi sento in colpa perché non scrivo, dicevo, manco ci fosse qualcuno che mi paga, mi ripeto che devo scrivere qualcosa, poi chiudo e vado a dormire/a vestirmi, a seconda dell’orario.
il fatto è che sono rimasta indietro. la quantità di arretrato esistenziale è tale che mi sembra impossibile raccontare cose comprensibili. oddio, è pur vero che me ne sono sempre abbastanza fregata della comprensibilità, e tuttavia.
quindi? quindi niente. era così, tanto per lamentarmi un po’. sono parecchio lamentosa in questo periodo. cioè, non proprio in modo manifesto: sono lamentosa tra me e me. va detto che ho anche i miei buoni motivi, e tuttavia mi dà fastidio essere così lamentosa. mi annoio da sola. due palle. ecco, visto? mi sto lamentando di essere lamentosa. appunto.
d’altro canto chi se ne frega se ho l’arretrato esistenziale? non è che devo tenere aggiornato il mondo sui rivolgimenti delle mia vita, già è tanto se riesco a tenere aggiornata me medesima.
allora mi segno due o tre cose, tanto per ricordarmele:
* nina che una sera in cui mi sentivo l’ultimo dei cessi trentasettenni e però dovevo uscire e pertanto mi ero in qualche modo fatta su nel tentativo di sentirmi, se non meno trentasettenne, almeno meno cesso, guardandomi con occhi luccicanti di ammirazione mi ha sussurrato “sembri una principessa, mamma”.
* un tango ballato con uno sconosciuto sentendo che le mie gambe si muovevano da sole e io dovevo solo tenere gli occhi chiusi, ascoltare la musica e andare, da vera frequentatrice di milonga, e la conseguente immediata consapevolezza che ho assolutamente bisogno di un nuovo paio di [zapatos de dama].
* il sollievo provato quando ho scritto l’ultima parola dell’ultimo copione dell’ultimo episodio della sit-com che negli ultimi due mesi mi ha tolto il sonno (nel senso proprio della locuzione, dato che scrivevo di notte) e ha messo alla prova la mia autostima professionale facendola vacillare come non succedeva da anni.
* tutti i risvegli mattutini con nina nel lettone, non tanto per la cosa in sé ma per l’immagine che mi sono fatta di lei che si sveglia nottetempo, sgattaiola fuori dalla sua camera, si macina tutto il corridoio buio con il dito in bocca e il cane_bianco© sottobraccio e si inserisce sotto il piumone guardinga come un coguaro per non essere riportata nel lettino.
* linda che quando sono seduta per terra arriva, mi si appoggia addosso, sospira e mi lecca la faccia in cerca di qualcosa che io credo di sapere cos’è ma non lo dico perché mi fa venire il magone e state certi che lo farebbe venire anche a voi, a meno che non siate dei cinici insensibili postmoderni del cazzo, nel qual caso cosa ci fate qua, andate leggere da qualche altra parte, no?
ecco, per il momento è tutto.
magari nei prossimi giorni mi viene il guizzo e sforno un arguto post sulla televisione_al_tempo_dei_reality (sì, sto per iniziare un altro reality) vista dall’interno. magari invece vengo a lagnarmi nel confessionale privilegiato della grande autostrada_informatica_madre_di_tutte_le_reti.
in ogni caso ci si becca, e forse addirittura prima dei sessantamila accessi.

postato da: mem a 01:47 | link | commenti (2) |

22/02/2006

job notes
 
spm
no sex
manette
pissing
vibratore
l'uomo es
masturbazione
banca del seme
menage a trois
nome al pisello
orgasmo rumoroso
parlare a letto: le cosacce
cose che fanno arrapare gli uomini
verginità come valore -> sesso anale
innamorarsi di tutti (prologo: saper dire ti amo)
lui vuole farlo in luoghi dove si può essere beccati
lui si traveste (feticista, no travestito) – angora à la ed wood
 
e comunque no, non sto sceneggiando un porno.

postato da: mem a 10:43 | link | commenti (11) |

14/02/2006

se otto anni vi sembran pochi

provate voi ad abitar
e capirete la differenza
tra abitare e [comandar]...

(tra l'altro, come già in altri intensi e gratificanti periodi della mia vita, son la mondina, son la sfruttata, son la proletaria che giammai tremò. ma di questo parleremo un'altra volta)

postato da: mem a 14:05 | link | commenti (7) |

21/01/2006

cercasi in affitto trilocale con giardino nella splendida cornice della ex stalingrado d'italia

 

in questo periodo di dubbi esistenziali e futuro indeterminato, una sola certezza mi guida: se letizia moratti diventa sindaco di milano mi trasferisco a sesto san giovanni.

postato da: mem a 23:28 | link | commenti (19) |

15/01/2006

no pain no gain
 
è tutta questione di allenamento. tornare dal parco con un triciclo sulla schiena, per esempio, è solo apparentemente complicato. basta afferrare con mano salda il mezzo appena sotto il manubrio, caricarselo sulle spalle con un unico gesto atletico e iniziare a camminare. certo, meglio se il tragitto è già stato sperimentato in condizioni climatiche diverse e con ogni tipo di terreno (fango, poltiglia nevosa, ghiaccio eccetera). se poi lo si vuole affrontare su un paio di tacchi del 10 – ancorché larghi – perché si è deciso di abbandonare il look jeans+dr.martens per passare a uno studiato mix di folk e punk (à la vivienne westwood, per intendersi), allora ci vuole un training di un certo impegno. ma si può fare, garantito.
anche portare in braccio una bambina di 14 chili, per dire. 14 chili sono 14 chili, per carità, ma il trucco è sempre quello: gradualità e perseveranza. si inizia da 3 chili e qualche etto e si continua, mese dopo mese, avendo l’accortezza di usare sempre lo stesso braccio – nel mio caso il sinistro – finché l’arto in questione non sarà dotato di bicipite marmoreo e naturalmente immune dagli accumuli di acido lattico. a quel punto ci si può anche dedicare ai virtuosismi: ballare con bambina in braccio, spalmare nutella sul pane con bambina in braccio, lavarsi i denti con bambina in braccio, finanche mettersi il rimmel con bambina in braccio (e senza neanche una sbavatura).
o trasportare un passeggino con annessa passeggera su e giù dalle scale della metropolitana. le prime volte pensi di morire. poi trovi i tuoi trucchi, impari a sfidare i tuoi limiti e ti lanci, per esempio esigendo che i passanti ti diano una mano.
o arrivare puntuali all’asilo nonostante una sessione di vasino dell’ultimo minuto. o consegnare in tempo un copione dopo una notte insonne. o pulire la casa in un’ora spaccata. o fare la spesa on line con una mano mentre con l’altra si collabora a un puzzle di winnie the pooh. e così via.
davvero, è tutta questione di allenamento. e se c’è un piacere, nell’allenamento, è quello di non sentire la fatica. e se non sei stanca (se non sei troppo stanca) ti resta il tempo di pensare, di ridere, di entusiasmarti, di incazzarti quando è il caso, di fregartene almeno un po’ degli sbattimenti che stai facendo.

[ieri] ne ho avuto la conferma.
ho visto un sacco di persone molto allenate.
allenate chi a crescere un bambino in una città inospitale, chi a litigare con i propri professori/padri/fidanzati, chi a cercare di conciliare lavoro precario e vita privata. eccetera.
e forse perché è un allenamento che viene da lontano - ereditato dalle mamme, dalle nonne e da prima ancora – non ho visto nessuna stanchezza, in nessuna di loro.
quindi sono contenta di esserci stata, e sono contenta di aver portato con me nina.
tuttavia, se fra trent’anni toccherà anche a lei andare a scarpinare (magari spingendo un passeggino) in difesa dei propri diritti – cosa che ovviamente spero non sia ma che non mi sento affatto di escludere - le ricorderò un concetto fondamentale.
e cioè che mai, per nessun motivo e in nessun caso, si va a una manifestazione con i tacchi del 10.

postato da: mem a 09:41 | link | commenti (10) |

11/01/2006

phases of traumatic stress reactions in a disaster
 
fase uno: il mondo fa schifo. non leggo un libro decente da mesi, al cinema ci sono gli stessi film che trovo al videonoleggio e sono tutti brutti, la musica vecchia mi ammorba, quella nuova mi disturba. il lavoro è noioso, le relazioni interpersonali sono destinate al fallimento, l’amore non esiste e se per caso esiste uccide. tra l’altro: sono un’inetta. non so più scrivere. non ho più idee. non ho più niente da dire. il cervello è andato e il corpo lo segue a ruota. sono al tracollo fisico. troppo magra. troppo grassa. magra ma con la pancetta. brufoli. rughe. brufoli e rughe. il sedere non ce la fa più a contrastare la forza di gravità. le tette reggono solo perché sono piccole. e sono piena, ma piena, di capelli bianchi. odio tutti. nessuno mi ama. chiudo il blog.
fase due: beh, chiudere. chiudere chiudere dispiace. il problema è che ormai qua bazzica troppa gente che mi conosce. tipo gente che sa che sono allergica ai crostacei, dove ho i tatuaggi e come mi chiamo. poi vengono qua, leggono, fanno ipotesi, si agitano. e allora mica posso scrivere proprio tutto. però manco posso non scrivere niente. ci vuole un’alternativa. una terza via. una mediazione tra privacy e memoir. chiudo il blog e ne apro un altro in incognito. 
fase tre: mi serve un nome nuovo. una cosa sobria ma suggestiva. un acronimo, magari. in francese. tipo “ceci n’est pas un blog”. cnepub. macché. solo “pas un blog”? pub. fa cagare. e tra l’altro a me la birra non è mai piaciuta. allora un nome. un nome che però non suoni scontato. eudora fletcher? psichiatrico. holly golightly? abusato. carmen miranda? dolores del rio? giovanna la pazza? lola la zozza? niente. non troverò mai più un nome come zoobabele.

a seguire, in rapida successione, fase quattro: epoché fenomenologica. fase cinque: romanticismo nostalgico. fase sei: un tocchetto al template di qua. fase sette: una bottarella al template di là. fase otto: rimetto i link. fase nove: post interlocutorio di due parole. fase dieci: ci ricasco.
 
perché alla fine è come per certe storie d’amore.
hai un bel dirti che se anche finiscono tiri avanti tranquilla.
ma non è vero un cazzo.

postato da: mem a 17:12 | link | commenti (5) |

08/01/2006

(...)

stavo dicendo?

postato da: mem a 00:17 | link | commenti (7) |

22/11/2005

parole chiave

[samanà]
hotel gran bahia, [interior] y [exterior]
[chicas] y [chicos]
los [pequeños]
una [festa] tra le tante
[pensieri]
[sorrisi]
[audience]
[show]
turno di [notte]
turno di [giorno]

postato da: mem a 00:38 | link | commenti (15) |

11/09/2005

bai bai bebi

zoobabele se ne va per un po'.
forse ritorna, forse no.
forse riapparirà sotto falso nome.
o magari
in nuova veste.
anyway: fino ad allora, statemi bene.

postato da: mem a 14:31 | link | commenti (20) |

01/09/2005

e invece

siamo tornati. 
la metropoli del nord ci ha accolti a braccia aperte, in una mano mazzi di bollette nell'altra un affitto arretrato.
la situazione attuale:
* nina, in piedi su un tappeto di pennarelli e pezzi di puzzle, smantella camera sua alla riscoperta di giochi che non vede da due mesi. nelle pause spalma con metodo plastilina ikea su ogni superficie disponibile
* linda e fausto in depressione dura strisciano lungo i muri di casa
* fabio e io ci interroghiamo su senso di disfare bagagli che fra tredici giorni dovremo rifare daccapo
home sweet home, comunque. 
e tutte quelle palle lì.

(questo post è stato prodotto al solo scopo di non addormentarmi durante una pausa sigaretta. nei giorni a venire sarà mia cura cercare motivazioni più degne per mandare avanti questo blog, magari aiutandomi con pratiche zen tipo la rimozione di plastilina dalle fughe delle piastrelle.)

postato da: mem a 21:33 | link | commenti (10) |

21/08/2005

pensiero ricorrente

e una cosa tipo [non tornare più]?

postato da: mem a 21:02 | link | commenti (2) |

31/07/2005

ninalogismi
 
crancare
[cran-cà-re]
v. tr.
frantumare a colpi di cucchiaino un biscotto che galleggia nel latte.
per es: mamma, me lo cranchi tu che è duro?
 
granchiare
[gran-chià-re]
v. tr.
mordere con foga.
per es: mangia tu il gelato, mamma. io poi granchio il cono.
 
pinzarsi
[pin-zàr-si]
v. rifl.
lasciarsi trafiggere da una forchetta.
per es: questi fusilli non si pinzano, mamma.
 
fortunata
[for-tu-nà-ta]
agg. f.
persona estremamente veloce.
per es: io sono fortunata perché corro molto forte.
 
dimenticavare
[di-men-ti-ca-và-re]
v. tr.
scordare colpevolmente qualcosa di molto importante.
per es: ma mamma! ti sei dimenticavata di mettermi le mutande!

bonus track di vita vissuta: nello specifico quest’ultima frase è stata urlata sul miniautobus da 17 posti a sedere che porta dalle alture di pieve ligure a bogliasco, ridente paesino affacciato sul mare. oltre a me e a nina a bordo c’era una comitiva di circa dieci vecchiette serissime che, vestite di tutto punto, andavano in gita alla farmacia situata al chilometro sailcazzo dell’aurelia.
mentre frugavo nella borsa del mare alla ricerca del capo mancante estraendone oggetti sedimentatisi in anni di vacanze costiere, mentre tiravo fuori con aria di trionfo le mutande in questione, mentre mi facevo sballottare dalle curve nel tentativo di infilarle a una nina sadicamente ilare e per tutta la durata del tragitto mi sono sentita inspiegabilmente circondata da ondate di sconfinata riprovazione.

postato da: mem a 01:13 | link | commenti (5) |

14/07/2005

anch’io anch’io son figlia di dio
 
nonostante la presunta invisibilità di questo blog – che poi a chiamarlo blog  mi fa quasi specie, andando ad assomigliare ogni giorno di più al diario spostato di una madre di famiglia scriteriata che fa un lavoro assurdo (e lo dico ovviamente con un certo compiacimento, dato che sotto sotto ho sempre aspirato a essere una versione postmodern_nevrotico_compulsiva di brunella gasperini) – nonostante la supposta invisibilità di questo blog, dicevo, anche qui è arrivata via [japanesecaptain] una catena. la prima tra l’altro, almeno credo.
ora. potrei anche fare la snobbettina e liquidarla con una battuta che lasci intendere la mia superiorità a questi giochetti tra gente che sa leggere, scrivere e far di conto. invece col cacchio, la faccio eccome.
 
libri della mia biblioteca
se si intende un computo numerico non ne ho la più pallida idea. so solo che da mesi progetto un compattamento delle troppe librerie/mensole sparse per casa in un’unica, mastodontica libreria a soffitto su quattro pareti che occupi tutto lo studio e schianti l’entropia abitativa, costringendoci a spostare nei mesi a venire tutti i mobili di tutte le stanze come in una spaventosa partita a domino infinita. non so com’è ma questa idea trova fabio, linda e fausto recalcitranti. in compenso sono convinta di poter facilmente portare nina dalla mia parte.
ah, i libri di casa naturalmente sono tutti ordinati, dal primo all’ultimo, secondo l’infallibile metodo di catalogazione zoobabeliano: alla cazzo.
 
l’ultimo libro che ho comprato
[questo], stamattina, a sestri levante.
 
il libro che sto leggendo ora
[quest’altro].
 
tre libri che consiglio
la memoria vacillante non mi consente di spingermi troppo in là nel tempo. [uno] l’ho finito l’altro ieri. un altro l’ho già consigliato [qualche post fa]. e poi direi [questo]. tre onesti romanzi che fanno ridere e piangere e che da queste parti ce li sogniamo. poi per carità, ci sono anche i capolavori ([questo], per dirne uno). ma mica c’è bisogno che ve li consigli io.
 
blogger a cui passo il testimone (ovvero gente che mi è simpatica ma soprattutto che so transitare da queste parti)
[macaia]
[comida de mama]
[underworld]
[blog senza un motivo]
 
chi vorresti essere se dovessi rinascere
[la strega suprema]. ma forse lo sono già.

postato da: mem a 02:37 | link | commenti (9) |

something stupid
 
dalla casetta a varese ligure sono otto chilometri di curve da ribaltare lo stomaco. da varese ligure a sestri levante i chilometri sono trenta e rotti, articolati in un saliscendi di cui non si capisce il motivo, visto che varese ligure è in alto e sestri in basso per cui si dovrebbe scendere e basta. invece si va su e giù di valle in valle e nulla possono camel lights, tictac e l’ineffabile primo disco di macy gray. alla nausea – che su quelle strade mi accompagna da quando ero bambina e i miei conati dettavano a babbo e mamma i ritmi del viaggio – si associa il vuoto allo stomaco da separazione e la malmosta da rientro in città.
a sestri levante salgo su un treno moquettato e condizionato sul quale leggo, dormo, origlio mio malgrado le conversazioni telefoniche di tutto il vagone e concludo che in media la gente intrattiene rapporti di coppia malati.
dopo due ore e mezza di intercity plus – poltrone più comode con nuovi tessuti e colori, sistema di illuminazione più funzionale, cestini portarifiuti più capienti, bagni specializzati uomo/donna progettati per il massimo comfort (...) all’interno dei quali in effetti placo confortevolmente un paio di crisi di astinenza da nicotina – sbarco alla stazione centrale, conquisto un taxi, raggiungo la grossa sede di una grossa casa editrice, mi lascio scannerizzare corpo e bagagli dalla security e spiego con un aplomb degno di una country lady dello yorkshire perché ho in borsa un coltellino svizzero ("sa, arrivo direttamente dall'appennino ligure. bel posto, sì. no, non è stagione di funghi, più di cinghiali..."), salgo al quarto piano, faccio una riunione, riscendo, prendo la navetta, sbarco in centro, dribblo il popolo degli impiegati a caccia di saldi di fine giornata, mi inabisso in metropolitana.
alle otto di sera sono in viale monza con le chiavi in mano. intorno: il deserto, appena movimentato dall’orrore cromatico/architettonico di uno spizzico sorto a tradimento nel giro di pochi giorni.
entro nella fornace aromatizzata al cumino del kebabbaro sottocasa e compro un litro di latte e una bottiglia di acqua gassata. apro il portone, faccio finta di non vedere che la cassetta della posta straripa e salgo le scale pregando che nessun black out abbia fatto saltare la corrente: dieci giorni fa ho lasciato nel freezer tre orate da guardia a presidiare l’appartamento.
un’ora dopo mangio di malavoglia una pizza ripensando a nina che mi racconta per telefono della lumachina che domme, mamma a cui ha dato da mangiare una pecca, mamma.
al mondo ci sono poche cose più stupide dell’essere a milano da sola in una casa vuota del resto di zoobabele.

postato da: mem a 00:28 | link | commenti |

weather
 
overground
alcune sere fa ho mostrato a nina la cima verde scuro del monte gottero (1640 modestissimi metri) e le ho spiegato che dato che non era coperta di nuvole il giorno dopo ci sarebbe stato il sole.
il giorno dopo naturalmente pioveva. quello dopo ancora. e quello dopo ancora. e ancora. e ancora.
ma non mi lamento, sia chiaro.
via dalla città anche i fenomeni atmosferici persistenti acquistano tutto un altro sapore.
al quarto giorno di pioggia consecutivo, per esempio, abbiamo imparato a vivere tranquillamente sotto lo stesso tetto con sciami di mosche e zanzaroni e armate di scolopendre e scorpioni.
al quinto giorno le balze intorno alla [casetta] hanno iniziato a pullulare di lumache gigantesche.
al sesto giorno nella spianata sul retro grufolavano una ventina di cinghiali, quattro adulti più uno stuolo di piccoli (e linda e fausto, rinchiusi per sicurezza, riscoprivano un mai sopito istinto di caccia e passavano la notte a raspare la porta e ad annusare con bramosia lo spiffero delle finestre).
bei momenti, insomma.
al settimo giorno, comunque, nina ci ha tenuto a farmi notare che forse il monte fenicottero si ha sbagliato, mamma.
 
underground
come spesso (si legga: sempre) accade, lascio ad [altri] il compito di scrivere cosa penso, ché lo fanno meglio di me.

postato da: mem a 00:23 | link | commenti |

30/06/2005

diaspora neuronale
 
ho letto da qualche parte, non ricordo dove, che la perdita precoce di memoria può dipendere dalla carenza di sonno. l’articolo, scritto – mi sembra – da un neuropsichiatra di non so più quale università credo americana, citava il caso di un giovane manager (o forse era un regista?) a cui era stato diagnosticato un inizio di alzheimer. in realtà i medici avevano poi scoperto qual era il suo vero problema: l’uomo dormiva solo sei/sette ore a notte.

la notizia dovrebbe in teoria consolarmi: dato che dormo in media quattro ore, cinque se va bene (naturalmente non rientrano nel computo i periodi in cui sono impegnata a montare nottetempo infimi reality show), mi basterebbe raddoppiare il monte_ore_dormite e sarei finalmente libera dalla fastidiosa sensazione di coma apparente che mi attanaglia da qualche mese a questa parte.
per non parlare dell’abbattimento delle spese: meno caffè, meno post-it, meno guaranà.
e soprattutto meno energia elettrica atta ad alimentare il pc sempre acceso per:
1) consultare continuamente calendario e lista attività di outlook in modo da sapere sempre che cosa devo fare (tipo: ore 13 – caricare lavatrice; ore 13:05 – mettere detersivo nel cestello; ore 13:07 – far partire il programma delicato [NB: tacca D, e ricordati che il pulsantino si tira, non si spinge]; eccetera)
2) consultare continuamente l’internet movie database punto com (tipo: ma sì, dai, quel film là con quell’attrice bionda che stava con il regista. hai capito no quale? il regista che aveva fatto quel film western però neanche troppo, genere new hollywood anni settanta. un po’ tipo quelli di quell’altro regista, coso, lì, come si chiama, quello famoso che ci ho dato anche un esame al dams, hai presente? eccetera)
3) consultare continuamente l’international bookshop punto it (tipo: la prossima volta che andiamo in libreria ricordiamoci di prendere quel libro là che ti dicevo, quello di quell’inglese che ha scritto anche quel libro che poi ci hanno fatto un film che si intitolava come il libro. hai capito quale? ma sì, dai, con quell’attore biondo... hai presente? eccetera)
 
però allora com’è che stanotte ho dormito otto ore e non solo non mi ricordo un piffero come al solito ma in più mi sento come il cavalletto della mia moto nell’ultimo periodo, ovvero stolidamente sprofondata nell’asfalto molle e pertanto inamovibile?
 
(mi alzo dalla scrivania, agguanto borsa e chiavi di casa ed esco. poco dopo rientro, prendo il casco ed esco. poco dopo rientro e prendo le chiavi della moto. poco dopo rientro, torno in studio, prendo il post-it dove ho appuntato la cifra sulla quale sto andando a trattare con il produttore dell'ennesimo reality show. esco definitivamente. un attimo prima di accendere il motore consulto brevemente la carta d’identità per ricordarmi come mi chiamo.)

postato da: mem a 14:07 | link | commenti (9) |

20/06/2005

leggere molto -> scrivere niente
 
quando finisce un libro come [questo] puoi solo metterti a lutto e passeggiare su e giù per il corridoio con occhio vacuo.
vivamente consigliati, da un punto di vista scenografico, un paio di cani che ti seguono passo passo uggiolando come prefiche.
 
(d’altro canto di che cosa dovrei scrivere? negli ultimi sette giorni - tra risultati referendari, funerali in stile blood and honour e proclami leghisti - ho accumulato dosi di livore difficilmente calcolabili. per cui, forte della mia disoccupazione, mi stordisco di pagine altrui e cerco di non pensare a come potrebbe essere vivere in un paese civile. per fortuna di tanto in tanto compare nina armata di una cannuccia rosa fucsia e mi chiede, retorica: “mamma, hai male di pancia? secondo me hai male di pancia. ti faccio la punturina, mamma?”. poi mi fa svariate punturine sulle cosce con la cannuccia ed effettivamente io mi sento un po’ meglio.)

postato da: mem a 16:21 | link | commenti (5) |

in other words

>>

postato da: mem a 14:44 | link | commenti (3) |

12/06/2005

non dire niente di nuovo (e tuttavia dirlo)

il desiderio di zoobabele di emigrare è inversamente proporzionale alla percentuale dei votanti.

postato da: mem a 20:33 | link | commenti (6) |

oh yes

dopo un risveglio tardivo e una lunga lotta sul lettone che ha coinvolto lupi, draghi e la tigre shere khan in varie fasi della sua vita ("io sono scerkàn piccolittima che no è cappivella. ora sono scerkàn piccola che però è un po' cappivella. e ora solo scerkàn grande che è cappivissima!") zoobabele va a votare. voterà sì, sì, sì, sì. il perché lo spiega nina, nel modo apodittico che le è proprio (e che non escludo abbia introiettato dai genitori): "pecché sì". 

postato da: mem a 11:16 | link | commenti |

08/06/2005

satori #2 e #3
 
ho capito che i protagonisti fighi delle serie di successo americane devono per forza chiamarsi jack.
ma tra [jack] bauer e il [dottorino] di lost non c’è gara: vince bauer mille a uno.
 
tuttavia ammetto che da sempre ho un debole per i comprimari, ovvero quelli che di solito nell’economia della storia all’inizio sembrano cattivi e poi invece sono buoni. oppure sono buoni, poi sembrano cattivi e alla fine sono di nuovo buoni.
ecco, ho capito che sulla mia psiche di spettatrice il protagonista agisce da traino drammaturgico, il comprimario da stimolatore erotico subliminale.
ma tra [questo] comprimario e [quest’altro], come dire...
 
pronto? non sento bene, può ripetere? "CTU, parla almeida"? ah, ciao tony. come sarebbe a dire "ho letto", che non ho ancora pubblicato il post? ah, già, certo, i potenti mezzi eccetera eccetera.
va beh, dai, non prenderla così. lo sai che ti stimo tantissimo. tu non c'entri, è tutta colpa mia. sì, lo so che sono stata io a [incominciare]. è che davvero avevo pensato che... ecco, che ci potesse essere qualcosa tra noi. solo che adesso... mi dispiace, veramente. insomma, almeida, anche tu, cerca di capire. pronto? pronto?
 
uff. mi sa che ci è rimasto male.

postato da: mem a 15:47 | link | commenti (9) |